Che l’umanità sappia affrontare con coraggio, determinazione e solidarietà anche le prove più impegnative della vita e della storia, è noto. Di questa nostra resilienza abbiamo dato prova anche durante questa pandemia da Coronavirus, una resilienza che è stata ancora più forte perché condivisa da ognuno di noi ad ogni latitudine nel mondo. Ci siamo sentiti tutti uniti a combattere un nemico invisibile che si è presentato inaspettatamente e ha letteralmente sconvolto le nostre vite, i nostri assetti sociali e anche la nostra scala di valori. L’auspicio che, spesso e giustamente, si sente in questi giorni è che dalla “guerra” contro l’attuale pandemia si possa uscire non solo quanto prima, ma anche migliorati. E che questa crisi sanitaria serva ad accrescere...

Nel suo celebre romanzo l' “idiota”, Dostoievsky scrive una delle frasi più longeve della letteratura contemporanea “La bellezza salverà il mondo”. Un concetto, una dimensione quella della bellezza che abbiamo imparato dai greci e che ha attraversato i secoli. Lo stesso Papa Francesco ha dato importanza alla trasmissione della fede proprio attraverso la via della bellezza (la via Pulchritudinis) spiegando che il messaggio per arrivare al cuore delle persone non basta che sia buono e giusto ma deve essere anche bello. E cosa fa la cultura se non donare bellezza? La diffusione del Coronavirus ha creato in tutti noi una sensazione di spaesamento, di vita sospesa, incerta, orfana delle nostre libertà e della cultura condivisa. Musei chiusi, mostre sospese o cancellate,...

Di continente in contenente. Di Paese in Paese. Da regione in regione. E infine di persona in persona. Negli ultimi mesi, la diffusione del Coronavirus si è dimostrata veloce, implacabile. Quasi inarrestabile. Fino ad arrivare ad oltre 4 milioni di contagiati nel mondo e quasi 300.000 vittime. In un tentativo disperato di frenare la catastrofe, sempre più nazioni – Italia inclusa – hanno attuato decreti emergenziali che hanno istituito come nuovo modello di vita la social distancing. Un tentativo di ridurre al minimo i contatti sociali tra i cittadini, con costi economici, umani, sociali e psicologici mai visti prima. Ma la “Fase 2”, che vede un mondo che deve sopravvivere accettando l’esistenza e i rischi del virus, sarà accompagnata da una...

Ritornare a comunicare in famiglia. Una sfida possibile con una medicina potentissima come il lockdown. Ce lo ha ricordato anche Papa Francesco: “È un’occasione bella per ritrovare i veri affetti con una creatività nella famiglia”. Perché quello che scorre nei nostri giorni non è solo cronos, un tempo piatto e monotono che ci fa perdere il conto di questa clausura forzata. Se guardato con la giusta lente, assume le forme del kairos, il tempo favorevole, dell’opportunità, quello da sfruttare e valorizzare. A maggior ragione se si pensa che tra le scoperte amare che questo coronavirus ci ha riservato, sicuramente va incluso il modello sociale che in alcuni casi domina tra le nostre famiglie. Quello che non prevede dialogo perché non c’è...

Non solo scienziati, politici, opinionisti, esperti. Per una volta migliaia di persone sono andate a cercare la risposta agli effetti nefasti del Coronavirus in un libro: La peste di Albert Camus. Allora l’esplosione della pandemia in tutto il mondo ha avuto, tra i tanti effetti collaterali negativi, anche una conseguenza positiva. In poche settimane è aumentato a dismisura il numero di copie vendute del celebre romanzo pubblicato nel 1947. Tra marzo e aprile “La peste” è stato infatti uno dei libri più letti, non solo in Francia (il paese di Albert Camus), ma in tutta Europa. Solo in Italia, ad esempio, il titolo si è posizionato per diversi giorni nella top ten dei libri più venduti nel web. Ma cosa ha portato così...