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IL CORTILE

Il “Cortile dei Gentili” è una struttura del Pontifico Consiglio della Cultura costituita per favorire l’incontro e il dialogo tra credenti e non credenti.

Un luogo d’incontro e confronto sui grandi temi e le sfide che interessano la società moderna.

Un duetto – e non un duello – continuo tra voci e personalità di spicco delle culture laiche e cattoliche.

Un network di persone che, in uno spirito di apertura e accoglienza dell’altro, lavorano per superare la diffidenza tra due mondi apparentemente inconciliabili.

Questo è il “Cortile dei Gentili”.

Dipartimento del Pontificio Consiglio della Cultura, nato su iniziativa del Cardinale Gianfranco Ravasi, il “Cortile dei Gentili” dal 2011 si è affermato come spazio aperto al pluralismo delle idee, per promuovere e stimolare il dialogo costruttivo tra credenti e non credenti; con questo obiettivo, dunque, il “Cortile” affronta e approfondisce ogni anno grandi tematiche (e problematiche) di attualità – come l’etica, la legalità, la scienza, la fede, l’arte e le nuove tecnologie – attraverso eventi, incontri, dibattiti, ricerche e occasioni di condivisione.

Ad ispirare il Pontificio Consiglio della Cultura e il suo Presidente, il Cardinale Gianfranco Ravasi, a creare questo spazio di incontro e dialogo tra credenti e coloro che non credono, sono state le parole di Papa Benedetto XVI, il 21 dicembre 2009:

“Io penso che la Chiesa dovrebbe anche oggi aprire una sorta di “cortile dei gentili” dove gli uomini possano in una qualche maniera agganciarsi a Dio, senza conoscerlo e prima che abbiano trovato l’accesso al suo mistero, al cui servizio sta la vita interna della Chiesa. Al dialogo con le religioni deve oggi aggiungersi soprattutto il dialogo con coloro per i quali la religione è una cosa estranea, ai quali Dio è sconosciuto e che, tuttavia, non vorrebbero rimanere semplicemente senza Dio, ma avvicinarlo ameno come Sconosciuto.”

L’importanza del “Cortile dei Gentili” è stata poi ribadita anche da Papa Francesco, nella sua Evangelii Gaudium: “Come credenti ci sentiamo vicini anche a quanti, non riconoscendosi parte di alcuna tradizione religiosa, cercano sinceramente la verità, la bontà e la bellezza, che per noi trovano la loro massima espressione e la loro fonte in Dio. Li sentiamo come preziosi alleati nell’impegno per la difesa della dignità umana, nella costruzione di una convivenza pacifica tra i popoli e nella custodia del creato. Uno spazio peculiare è quello dei cosiddetti nuovi Areopaghi, come il “Cortile dei Gentili”, dove credenti e non credenti possono dialogare sui temi fondamentali dell’etica, dell’arte, e della scienza, e sulla ricerca della trascendenza. Anche questa è una via di pace per il nostro mondo ferito.” (EG, 257)

Ma cosa era il “Cortile dei Gentili”?

Durante gli anni 20-19 a.C., l’antico tempio di Gerusalemme, oltre a riservare un’area ai membri del popolo di Israele, predispose uno spazio dedicato ai non-ebrei, i cosiddetti “Gentili”, che si avvicinavano allo spazio sacro per interrogare i rabbini e i maestri della legge con domande sulla religione, sul mistero e su Dio. In quello spazio non esistevano discriminazioni di cultura, lingua o professione religiosa, ed era possibile pregare e avvicinarsi al “Dio ignoto”.