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La barca di Pietro in viaggio da secoli

ciclo di mosaici nel Duomo di Monreale

da Il Sole 24 Ore – 2 febbraio 2020 – di Gianfranco Ravasi.

In questo articolo il Cardinale Gianfranco Ravasi ripercorre la storia della Chiesa: dalle origini giudaiche ai rapporti con il mondo della politica, dalla parabola dei Gesuiti fino alla «rivoluzione» di Papa Francesco.

Smitizzando il celebre motto del De oratore ciceroniano, «Historia magistra vitae», Montale nella raccolta Satura del 1971 ironizzava: «La storia non è magistra / di niente che ci riguardi. / Accorgersene non serve / a farla più vera e più giusta». Nonostante questo, i libri di storia non conoscono crisi in tutte le tipologie possibili, dai manuali generali ai saggi accademici specifici, dai testi divulgativi e scolastici ai tomi irti di note e bibliografie, dagli album a fumetti per i ragazzi ai romanzi storici. E questo vale anche per la secolare e imponente vicenda vissuta dalla Chiesa.

Un po’ a caso, abbiamo deciso di guardare dentro a questo flusso cartaceo, fissando gli occhi solo su qualche titolo recente, estraendolo da quel magma per collocarlo in queste righe attraverso una semplice segnalazione. Se la prendiamo alla larga, dovremmo subito menzionare una sorta di prodromo alla cristianità, quel grembo giudaico al cui interno è sbocciato Gesù e la sua comunità. Ed ecco, in una nuova edizione, un vero e proprio classico del genere, la Storia del Secondo Tempio (si intende di Gerusalemme), che apparve nella sua prima sostanza nel remoto 1976 per la penna di un vero maestro, Paolo Sacchi, docente emerito dell’Università di Torino, e che si delineò nella struttura attuale nel 1993, per approdare a questa redazione finale a cura di un altro ebraista, Luca Mazzinghi.

È un’opera fondante che ha gemmato tanti altri studi riguardanti la storia del giudaismo tra il VI secolo avanti Cristo con l’esilio degli Ebrei «lungo i fiumi di Babilonia», fino al I secolo dopo Cristo ove appunto si configura la novità cristiana. La sequenza diacronica delle tappe storiche è accompagnata da una grandiosa sincronia che raccoglie l’arcobaleno delle idee tematiche sottese a quel percorso: il male, la salvezza, il messianismo, l’etica, l’escatologia, la ritualità, la cultura. Si aprono, così, le porte per l’ingresso di Gesù, la cui radicale novità non deve offuscare la molteplice continuità con l’orizzonte giudaico.

È un altro famoso emerito dell’Università di Torino, Giovanni Filoramo, a inaugurare il primo di una tetralogia di volumi sintetici dedicati all’intero arco della storia della Chiesa. A lui è affidato il compito di comprimere in un unico affresco l’arco che procede dalla figura di Gesù e dalle prime comunità (ekklésiai) dei suoi seguaci che, da Gerusalemme a Roma, si aggregano per annunciare e vivere il suo messaggio, l’evangelo. Il percorso si allarga nel III secolo alla «grande Chiesa» che non solo si costituisce in istituzione dotata di una sua ideologia, ma è costretta a confrontarsi con l’impero romano, anche a prezzo di persecuzioni. Ormai, però, entrano in scena Costantino e Teodosio e si va delineando quella che Filoramo definisce «la Chiesa imperiale». L’arco si chiude con l’irrompere delle due vie che si diramano secondo esperienze diverse in Occidente e in Oriente, col configurarsi di profili ecclesiali dai lineamenti originali.

A dirigere questa tetralogia bibliografica è un altro emerito, che gode di altissimo prestigio negli studi storici, Daniele Menozzi della Normale di Pisa. È lui a tracciare i canoni essenziali che guidano la citata tetralogia: da un lato, il centro papale che governa la cattolicità e che genera dinamiche con la periferia, e d’altro lato, l’individuazione delle strutture ecclesiali cultuali e culturali e la complessità delle loro attuazioni anche a livello di base. La sua specifica competenza nella storia contemporanea fa sì che lo stesso Menozzi sia l’artefice dell’ultimo volume, che lambisce il presente, giungendo fino a Benedetto XVI e alle sue dimissioni.

In questo caso l’arco cronologico si rivela molto frastagliato, a partire dallo «choc» della Rivoluzione francese e dai suoi echi e controcanti all’interno della cattolicità. Il confronto con la modernità irrompente genera sia la reazione intransigente sia quella dialogica, mentre si affacciano le tempeste belliche ma anche le bufere ideologiche, sociali e morali che alla fine avranno uno snodo capitale nell’evento conciliare e nella sua ramificazione successiva. Al professor Menozzi dobbiamo anche un altro recente saggio di grande interesse che punta su un orizzonte più ristretto ma per certi versi più rovente, quello del rapporto tra cattolicesimo e politica nel Novecento.

Il titolo rimanda a un simbolo dai connotati emblematici, il Cristo Re, la cui immagine non si esaurisce nelle volute d’incenso della liturgia nella solennità a lui dedicata da Pio XI, ma incombe anche su una visione della stessa società. Infatti quel vessillo voleva essere una stella polare destinata a guidare con regole etiche la polis civile in un connubio più stretto tra Chiesa e collettività, sia pure evitando il perimetro ristretto di un’impossibile teocrazia. Lo studioso, con molta originalità, mostra il trapasso ermeneutico che subisce questa categoria della regalità di Cristo col Concilio Vaticano II e i successivi pontificati, ove essa non è più concepita come imperativo che fluisce da un potere, bensì come annuncio del progetto divino di un mondo segnato dalla giustizia, dall’amore, dalla pace, dalla misericordia.

Per usare una formula dell’autore, si ha il transito da una liturgia «politica» a una liturgia evangelica, ed è veramente suggestivo l’aver convocato alla ribalta la figura di Ernesto Balducci, il geniale religioso toscano che, attingendo al pensiero di Maritain, proponeva un Regno sociale e spirituale di Dio nel quale la voce della Chiesa non cercasse di sovrapporsi a quella dello Stato, ma di esserne la coscienza. Naturalmente ben più complessa è stata l’interazione tra politica e cattolicesimo e le pagine di Menozzi ne sono un ritratto documentato e raffinato. Se volessimo restringere ulteriormente l’angolo di visuale in questa nostra selezione di testi storiografici, una segnalazione merita la ricostruzione della vicenda recente di un’importante componente ecclesiale, quella dei Gesuiti.

Uno storico molto attento al fenomeno religioso non solo eurocentrico ma anche aperto all’area latinoamericana, Gianni La Bella dell’Università di Modena e Reggio Emilia, ricompone un quadro vivace e puntuale sulle fasi storiche che hanno caratterizzato la vita di questo Ordine, partendo dal 1965, quando fu eletto al vertice della Compagnia di Gesù il basco Pedro Arrupe, per giungere ai nostri giorni quando al vertice sia della Chiesa sia dell’Ordine sono due gesuiti latinoamericani. La traiettoria che intercorre tra questi due poli è sinusoidale e comprende forti scotimenti e tensioni, ma anche rivitalizzazioni e rifondazioni creative, spesso condotte su linee di frontiera. Non è possibile ora neppure esemplificare, data la molteplicità degli eventi; le pagine di La Bella, però, sono così limpide da essere capaci, pur nel rigore storiografico, di trasformarsi in una narrazione che conquista il lettore.

A suggello di questa selezione bibliografica, per coloro che cercano un sussidio unitario, una sorta di manuale che raccolga la storia della cristianità dalle origini ai nostri giorni, è disponibile il testo, efficace anche a livello didattico, di Roberto Rusconi dell’Università di Roma Tre. È da augurare che entri nelle scuole per scoprire come sia imprescindibile un quadro della storia ecclesiale così da comprendere la nostra stessa identità, oltre ogni scelta personale in ambito religioso e oltre la stessa secolarizzazione attuale. Come affermava Thomas S. Eliot, «senza questa conoscenza, noi perderemmo il nostro volto più autentico, imperfetto e glorioso al tempo stesso».