Il-treno-dei-bambini

Mani perdute

Lo scorso 16 febbraio si è concluso il primo progetto di alternanza scuola-lavoro realizzato dal “Cortile dei Gentili”, grazie al quale quindici ragazzi del Liceo Tasso di Roma hanno potuto confrontarsi con importanti giornalisti ed esperti del settore sulla parità di genere, la violenza contro le donne e l’immigrazione.

Dopo il percorso, e dopo aver ascoltato il vissuto e le esperienze di alcuni migranti, i ragazzi hanno raccontato, con le loro parole e le loro emozioni, queste storie.

Akin è un ragazzo egiziano, rifugiato politico in Italia; nel suo paese era un sarto stimato e capace, e adorava la sua professione. Arrivato a Roma, però, viene precettato da una banda malavitosa che lo ricatta e lo obbliga a spacciare. Akin, da quel momento, indossa sempre guanti neri per proteggere le mani, nella speranza che un giorno possano tornare a cucire le stoffe. I ragazzi hanno raccontato così questa storia.

 

Si guarda le mani
Avvolte da neri guanti di pelle.
Cammina spedito ma senza correre
Le tasche gonfie di estatica dipendenza
E soldi sporchi e sgualciti.
Si guarda le mani
Che scorrono sulla ruvida stoffa.
L’odore del cemento bagnato
E delle foglie che marciscono.
Si leva i guanti e tira fuori qualcosa dalla tasca
Mani affusolate e pallide, mani perdute.

Alberto Atelli

***

 “A regazzì tu da oggi fino a quanno je stiri lavori per me. Io gestisco lo spaccio da via Marsala n1 a via Marsala n 100. Non serve ditte che se me freghi io te tajo la capoccia. Tutti i sordi che arzi li devi da a me io farò in modo de permettette de sopravvive.”

“Grazie”

“Toglime na curiosità ma perché porti sempre sti guantacci luridi?”

“Le mani sono la mia vita, le voglio proteggere. Una volta, quando stavo ancora in Egitto, ero un sarto.”

“Ahahhahahah. Aoooo ma solo i più scocciati me capitano a me. Famo così da oggi tu dormirai vicino a er calzamaglia, uno che porta sempre du paia de carzini perché se deve protegge e fette, dice che è bravo a gioca a carcio, ar paese suo era uno dei piu forti.”…

 

…. “Ao Calzamaglia stavo pensando di provare a fuggire da qui, oggi io e te insieme abbiamo spinto dieci ventini e venti decini sono un po’ de sordi. Domani la Lupa Roma fa un provino, sappiamo tutti e due che tu sei in grado di passarlo. Poi quando giocherai a calcio io potrò levarmi questi guanti e smettere di sopravvivere, potemmo iniziare la nostra vita, iniziare a vivere.”

“Daje  Guanto che je la famo”….

 

…. “Ma insomma voi due volevate fotteme eh?! Forse ve siete stancati de sta vita demmerda.

Ao Secco spaccaje la testa a sti due, inizia da Calzamaglia.”…

 

….Sono arrivato in questo paese pieno di speranza, tutti i sogni della mia famiglia erano riposti in me, io ero il loro futuro e le mie mani erano il mio. Li ho traditi. Adesso che calzamaglia è morto sono solo.

“Ao Secco Guanto dice che le sue mani sono la sua vita. Staccagliele.”

 

Dopo aver perso le mani Guanto non produsse neanche un gemito né una lacrima, chiese solo il favore di aprirgli la finestra, senza mani non ci sarebbe mai riuscito. Mori cadendo dal quarto piano.

Età: 19 anni, la mia.

Mario Nunzella