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Primissime pagine dei primi cristiani

da “Il Sole 24 Ore” – 25 marzo 2018 – di Gianfranco Ravasi.

A livello popolare le Pleiadi sono un gruppo di circa cinquecento stelle azzurrognole della costellazione del Toro. Alcuni possono forse risalire alla matrice mitologica di questa denominazione, ossia alle sette figlie di Atlante, assunte in cielo proprio a comporre quella costellazione. Chi è più dedito alle lettere sa, invece, che questo nome era stato già adottato dai grammatici alessandrini per raccogliere in unità sette poeti tragici greci del III sec. a.C. Noi stiamo, però, evocando un altro rimando più vicino a noi. Nel Cinquecento sette poeti francesi capeggiati da Pierre de Ronsard, decisero di rispolverare il nome «Pléiade» proprio per affermare il loro programma di elaborare una letteratura di impronta classicistica per stile e temi, dando il via a una lingua aristocratica codificata nel saggio di Joachim du Bellay, Difesa e illustrazione della lingua francese (1549).
Questa lunga premessa ha solo lo scopo di contestualizzare una famosa collana editoriale francese intitolata appunto «Bibliothèque de la Pléiade», imitata da un parallelo einaudiano più esile e dai «Meridiani» mondadoriani. Devo confessare il fascino che ho sempre provato per questi volumi, un’attrazione anche tattile e visiva provocata dalle finissime pagine in carta India, dai caratteri minuscoli eppur nitidi, dalle legature aristocratiche in pelle con impressioni in oro a 23 carati, dalle selezioni degli autori. Ora, uno dei suoi curatori, Jean-Marie Salamito, uno studioso che conosco e stimo molto, mi ha offerto il piacere di avere tra le mani il numero 617 di questa collana che egli ha approntato con due altri colleghi, Bernard Pouderon e Vincent Zarini e che ha dedicato ai «primi scritti cristiani». Intendiamoci subito: non si tratta di un’edizione del Nuovo Testamento integrale o antologica, bensì di una selezione veramente esemplare e preziosa della «costellazione» – per continuare la metafora iniziale – di testi fioriti attorno all’albero genetico costituito dalla figura di Cristo, dai 27 libri neotestamentari e dalla comunità cristiana delle origini.
C’è un inno orfico, redatto nel IV sec. a.C. su tradizioni anteriori, che definisce la natura con un suggestivo aggettivo greco, polýsporos, «dai molti germi (o semi)», aggiungendo che essa è pepainoménôn lýteira, cioè che «pronta a liberare ciò che si è appena fatto intravedere». Ecco, il cristianesimo originario è stato una simile esplosione di fecondità e di bagliori e questa raccolta testuale lo dimostra in modo efficace. Come si dice nell’introduzione, queste pagine – che auguriamo abbiano molti lettori anche italiani, capaci di privilegiare una lingua così nobile com’è il francese rispetto alla koinè inglese attuale – «permettono di forgiarsi un’idea» dell’identità culturale raffinata e complessa delle prime generazioni cristiane tra il 90 e il 200. Si tratta inizialmente di persone che hanno conosciuto gli apostoli stessi come Clemente di Roma, vicino a san Pietro, o Policarpo di Smirne, legato a san Giovanni. L’orizzonte, poi, si allarga senza però interrompere le fila di una vasta genealogia spirituale.
La sorpresa che forse alcuni lettori avranno è quella di scoprire che l’assioma secondo cui il cristianesimo è una religione occidentale sia molto imperfetto, per non dire erroneo. Il terreno germinale è, infatti, innanzitutto il Vicino Oriente, a cui si aggrega subito la Turchia, la Libia, l’Egitto, l’area maghrebina, all’interno di città ma anche di campagne, per approdare successivamente anche nell’Occidente greco e romano (pensiamo all’imponente figura di Ireneo, vescovo di Lione). Ma a questo punto dovremmo disegnare la mappa di un simile panorama letterario, storico e teologico. La struttura qui disegnata è limpida, affidata a un settenario di orizzonti nei quali vengono fatti brillare i testi più significativi, partendo dal campo che è il più perlustrato e interpellato dagli studiosi non attrezzati a livello teologico, cioè quello delle attestazioni giudaiche (lo storico Giuseppe Flavio, la tradizione rabbinica) e pagane su Gesù e sul cristianesimo primigenio (Svetonio, Tacito, Plinio, Traiano, i polemisti). Al riguardo vorrei segnalare un parallelo più espanso elaborato da Romano Penna nella sua raccolta sull’Ambiente Storico-Culturale delle Origini cristiane(Dehoniane, II ed. 1986).
Ma il panorama, poi, s’allarga e diventa più strettamente storico-teologico. È veramente questa l’avventura da tentare perché si aprono veri e propri paesaggi letterari straordinari, dai testi che rispecchiano la vita delle comunità cristiane ai documenti striati di sangue degli «atti e passioni» dei martiri, dalla fiera e fervida produzione apologetica greca, ricca di pagine ancora attualissime (è scontato citare Diogneto, ma si legga anche Giustino), e latina (Tertulliano e Minucio Felice), fino alle prime vivaci controversie teologiche che generano scritti ardenti. Ma un accento particolare merita la sezione riservata agli esordi della poesia cristiana col «cantico dello spirito d’infanzia» di Clemente Alessandrino, con gli inni gnostici, con un delizioso «inno lucernario» e così via.
Naturalmente lo schematismo dell’indice che abbiamo ora tracciato non rende ragione della policromia delle decine e decine di testi antologizzati, offerti sempre in traduzioni integrali. Certo, la vastità e l’effervescenza del repertorio a cui attingere può sempre rendere incompleto un florilegio, ma la selezione è giustificata con rigore dalla bella introduzione generale che è una guida importante da tener accanto mentre ci si inoltra in questo piccolo mare testuale. Mentre si naviga, a ogni sosta, anche la minima, viene in soccorso il grandioso apparato di «notices et notes», bibliografie e indici vari (compreso quello tematico) che totalizza almeno quattrocento pagine. Dobbiamo, comunque, segnalare a margine che un analogo tentativo ma con un approccio metodologico e contenutistico diverso è stato già sperimentato da noi con una coppia di volumi curati da due dei maggiori studiosi italiani della materia, Manlio Simonetti ed Emanuela Prinzivalli, Seguendo Gesù: Testi cristiani delle origini, editi dalla Fondazione Valla e da Mondadori rispettivamente nel 2010 e 2015.
Molto suggestive (o, come si usa dire ora, intriganti) sono le tre piste che gli autori francesi suggeriscono per accostare in modo «puro» questo mondo che si crede spesso di conoscere: scoprirne l’originalità e la molteplicità, individuarne l’unità e la diversità, sorprendersi di fronte all’uso della Bibbia e al dialogo con la cultura pagana circostante. Il cristianesimo, infatti, non è né un meteorite celeste trascendente né un prodotto «in vitro», frutto artificioso e artificiale di un laboratorio teologico, ma una creatura vivente che ha attraversato spazi, ha accompagnato fasi storiche, ha stimolato intelligenze e scelte morali, ha creato culture e società.