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La teologia avvolge i Rotoli

Il Santuario del libro

da Il Sole 24 Ore – 8 settembre 2019 – di Gianfranco Ravasi.

In questo articolo, il Cardinale Gianfranco Ravasi racconta la scoperta dei Manoscritti di Qumran, i testi ritrovati nelle grotte del mar Morto.

Tante volte è stato narrato quanto accadde in una mattinata primaverile del 1947 sulla costa occidentale scoscesa del mar Morto: il pastore beduino Mohammed ed-Dib, alla ricerca di una capra smarrita tra le grotte che si aprivano nelle rocce marnose di una località detta Qumran, aveva scoperto alcune giare di terracotta contenenti sette rotoli con testi scritti. Da allora iniziava un’avventura complessa con colpi di scena, manovre oscure, segnate anche dalla presenza di servizi segreti, mercanti levantini, ecclesiastici, accademici e personalità varie. Le successive perlustrazioni e le ricerche paleografiche su quei materiali preziosi (è stata spesso considerata la scoperta archeologica più importante del secolo), classificabili attorno ai cinquantamila pezzi – non di rado semplici brandelli agglutinati a un grumo di terra, con una sola lettera o parola – hanno prodotto un’imponente bibliografia e infiniti dibattiti, non sempre rigorosi, anzi sovente affidati a ipotetici scoop giornalistici.

L’identificazione di un vero e proprio quartiere, sottostante a quelle grotte, con piscine rituali, scriptoria, aule e persino cimiteri, ha fatto supporre che si trattasse di una sorta di “monastero” di una comunità di stretta osservanza, in polemica con l’ebraismo ufficiale gerosolimitano. Si tratterebbe dei cosiddetti Esseni, «pii», già noti attraverso altre fonti, ma non sono mancate al riguardo riserve. È suggestiva una curiosa interpretazione che viene data da alcuni esegeti a un passo del Vangelo di Marco. Quando Gesù invia due suoi discepoli in un quartiere di Gerusalemme ad allestire la sala per l’ultima cena, dice loro: «Vi verrà incontro un uomo che porta una brocca d’acqua. Seguitelo e, dove entrerà, dite al padrone di casa: Il maestro dice: Dov’è la mia sala nella quale mangerò la pasqua coi miei discepoli? Egli vi mostrerà una stanza al piano superiore, ampia, guarnita di cuscini, già pronta» (14,13-15).

In quei tempi erano solo le donne che attingevano acqua nelle brocche. Gli Esseni praticavano il celibato e quindi erano i loro membri maschi ad accudire a questo compito, e a Gerusalemme c’era un settore occupato da loro. Si avrebbe, così, allusivamente un contatto tra Gesù e questa comunità, da cui pure lo separavano alcune concezioni puritane emergenti dai loro scritti (non per nulla nel Nuovo Testamento non sono mai evocati esplicitamente), mentre più probabile era un nesso del Battista con loro. Ma per ritornare ai testi scoperti nelle grotte del mar Morto, vogliamo ora segnalare due imprese scientifiche rilevanti approdate anche nella nostra lingua.

La prima, già da noi segnalata in queste pagine e intitolata La Biblioteca di Qumran, ha finora offerto in tre tomi l’intera raccolta bilingue ebraico-italiana dei manoscritti contenenti passi della Torah, ossia dei primi cinque libri dell’Antico Testamento (ed. Dehoniane, 2013-2016). L’originale della raccolta era francese mentre il curatore italiano era Giovanni Ibba. È significativo sottolineare che almeno novecento rotoli con testi biblici ebraici scoperti a Qumran, databili tra il III sec. a.C. e il I d.C., sono più antichi di circa un millennio rispetto al primo codice completo che fino ad allora veniva usato per le edizioni critiche della Bibbia ebraica, ossia il cosiddetto «Codex di Leningrado».

Ora, invece, assistiamo a una seconda impresa: questa volta dal tedesco, un nostro studioso, Francesco Zanella dell’università di Bonn, intraprende la versione italiana di un Dizionario Teologico degli scritti di Qumran, curato da una piccola legione di ricercatori di varie istituzioni accademiche. Come si evince dal titolo, si elenca l’intero vocabolario di quei manoscritti secondo una chiave ermeneutica fondamentale, quella teologica. Certo, con un tale approccio si riesce anche a delineare l’evoluzione linguistica dell’ebraico e dell’aramaico qumranico, ma soprattutto si ricostruisce la visione implicita di questa comunità, si scoprono per contrasto le diverse correnti teologiche del giudaismo di allora, si isolano gli eventuali ponti di contatto col cristianesimo in gestazione, si ricompone l’incidenza delle prescrizioni bibliche nella prassi del giudaismo del tempo.

Questa avventura scientifica coraggiosa – sostenuta da un’editrice benemerita come la bresciana Paideia, ora sotto il marchio della torinese Claudiana – si apre con un primo volume che abbraccia solo i vocaboli delle prime due lettere dell’alfabeto ebraico, la ’alef e la bet (si può immaginare quanto sia imponente l’opera finale). Impressiona l’accuratezza con cui viene articolato ciascun lemma, attento a registrare ogni sfumatura semantica: tanto per esemplificare, si esamini la voce bô’, un verbo di moto (venire, entrare), nello sviluppo delle trenta pagine ad esso dedicate; oppure si seguano le categorie che ruotano attorno al termine ben, (in aramaico bar), «figlio», che curiosamente è il vocabolo più usato nell’Antico Testamento dopo il nome sacro divino Jhwh e che anche a Qumran risuona quasi 850 volte nelle due forme linguistiche.

Siamo partiti dalle aspre solitudini che circondano il mar Morto, che coi suoi 400 metri sotto il livello marino è la fessura più profonda della crosta terrestre. Concludiamo ora con un genere particolarmente prolifico (anche il sottoscritto ha contribuito a incrementarlo con tre diversi libri): si tratta delle cosiddette «guide di Terrasanta»”. I registri possono essere molteplici: turistico, per pellegrini, archeologico, tematico, storico, devozionale. Nel ventaglio delle pubblicazioni disponibili, segnaliamo l’apparire ora, in una terza edizione rinnovata, di una guida di successo, curata da Mario Russo Cirillo, che – sotto il titolo teologico La Terra dell’Alleanza – cerca di aggregare tutte le componenti necessarie: «Bibbia, storia, archeologia, preghiera», come recita il sottotitolo.

Si comprende, quindi, che il destinatario è innanzitutto il pellegrino. Tuttavia l’attenzione anche ai dati storico-ambientali è molto seria e l’aggiornamento è solido, come si evidenzia – tanto per stare al tema dominante di questa recensione – nelle pagine riservate a Qumran, ove si elencano anche le diverse ipotesi attuali che ruotano attorno a questo sito e alla sua vicenda storico-religiosa. Sempre nella linea dell’attualizzazione, si conduce il visitatore nella sinagoga di Magdala in Galilea, venuta alla luce solo dopo il 2009, così come si riserva un’analisi al restauro conservativo del tempietto centrale della Basilica del S. Sepolcro, sede della tomba di Cristo, restauro compiuto tra il 2016 e il 2017, ad opera di Antonia Moropoulou del Politecnico di Atene (anche il nostro supplemento ne ha dato notizia a suo tempo).

Similmente Cirillo segnala che per un altro luogo capitale della cristianità, la Basilica della Natività a Betlemme, è in corso dal 2013 una serie di restauri con oltre duecento specialisti all’opera e varie imprese, anche italiane. Naturalmente vasta è tutta la documentazione che accompagna ogni sito, la cui visita può idealmente iniziare già nelle stesse pagine della “guida” attraverso una fittissima e affascinante sequenza fotografica. In finale, potremmo condividere anche per i nostri lettori il tipico augurio ebraico: «L’anno prossimo a Gerusalemme!».