Il-treno-dei-bambini

“Photoshoppare” il cuore

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Il Sinodo dei giovani è terminato e quanto esso ha prodotto – a partire dal Documento finale – deve ora, con le parole di Papa Francesco, lavorare nel nostro cuore e innanzitutto lì cominciare a fermentare. A partire dalla ripresa di un tema – la paura– emerso con forza durante la fase pre-sinodale, sia nelle confessioni dei ragazzi che nelle indagini degli esperti, e ben chiaro nella mente e nel cuore del vescovo di Roma:

Una paura ‘di sottofondo’ che esiste in molti di voi [giovani] è quella di non essere amati, benvoluti, di non essere accettati per quello che siete (…) e da questo senso di inadeguatezza sorgono tante incertezze. Altri temonodi non riuscire a trovare una sicurezza affettiva e rimanere soli. In molti, davanti alla precarietà del lavoro, subentra la paura di non riuscire a trovare una soddisfacente affermazione professionale, di non veder realizzati i propri sogni … E anche coloro che hanno accolto il dono della fede (…) pensano: forse Dio mi chiede o mi chiederà troppo; forse, percorrendo la strada indicatami da Lui, non sarò veramente felice, o non sarò all’altezza di ciò che mi chiede [o] chi mi garantisce che riuscirò a percorrerla fino in fondo? Mi scoraggerò? Perderò entusiasmo?”.1

Paure, timori, turbamenti. Emozioni assolutamente umane, ancestrali. Che accomunano i giovani credenti, non credenti e altrimenti credenti. Ma che, avverte Papa Francesco, possono condurre “a chiuderci in noi stessi, a barricarci per difenderci da tutto e da tutti, rimanendo come paralizzati”,sino a far emergere, anche per la pressione di questa nostra società dell’immagine, il desiderio di nasconderci sotto qualche – più o meno innocuo – trucco, ritocco o mascheramento:

Oggi, sono tanti i giovani che hanno la sensazione di dover essere diversi da ciò che sono in realtà, nel tentativo di adeguarsi a standard spesso artificiosi e irraggiungibili. Fanno continui ‘fotoritocchi’ delle proprie immagini, nascondendosi dietro a mascheree false identità, fin quasi a diventare loro stessi un ‘fake’”;è molto bello vedere le foto ritoccate digitalmente, ma non possiamo fare il ‘fotoshop’ agli altri, alla realtà, a noi stessi … Il cuore non si può ‘fotoshoppare’, perché è lì che si gioca l’amore vero, (…) è lì che mostri quello che seie i giovani sanno bene quando c’è il vero amore e quando c’è il semplice entusiasmo truccato da amore”.3

Lo stesso Papa Francesco, però, rivolgendosi innanzitutto ai giovani che credono, ricorda che né Dio né Gesù vogliono questa sorta di “doppia vita”,questo “gattopardismo dilagante” che con “una pennellata di vernice”sa presentarsi con la “facciata buona”e con “il sorriso artificiale di tanta gente”,in quanto sono proprio Loro ad amarci per quello che siamo:

andare in chiesa serve a metterci davanti a Dio cosi come siamo, senza ‘truccarci’, cosi come siamo davanti a Dio, senza trucco … Se io vado in chiesa per far finta di essere una buona persona questo non serve”;Gesù non vuole che ti “trucchino”il cuoreLui ti ama così come sei e ha un sogno da realizzare con ognuno di voi. Non dimenticatelo, Lui non si scoraggia riguardo a noi. E se voi vi scoraggiate vi invito a prendere la Bibbia, e leggendo ricordare gli amici che Gesù ha scelto, che Dio ha scelto. Mosè era balbuziente; Abramo, un vecchio; Geremia era molto giovane; Zaccheo, uno piccoletto; i discepoli, quando Gesù diceva loro di pregare si addormentavano; la Maddalena, una pubblica peccatrice; Paolo, un persecutore di cristiani; e Pietro, lo rinnegò…, poi è stato fatto Papa, ma lo rinnegò… E così potremmo continuare questo elenco. Gesù ti vuole bene così come sei, come ha voluto bene a questi suoi amici così com’erano, con i loro difetti, con la voglia di correggersi … Non ti devi truccare, non truccarti il cuore, ma mostrati davanti a Gesù come sei”.2

In altri termini, “il primo motivo per non temere è proprio il fatto che Dio ci chiama per nome”, che noi siamo “il ‘tu’ di Dio”. E siccome per le culture antiche il nome corrisponde a “ciò che è unico”, a “quell’intima essenza”, al “mistero più profondo di una vita”, al “significato di un’esistenza”, è chiaro che “l’essere chiamati per nomeè un segno della nostra grande dignità agli occhi di Dio, della sua predilezione per noi (…), preziosi ai suoi occhi, degni di stima e amati”.Questo spiega perché, quando si chiede agli studenti come preferiscano essere chiamati, spesso si riceva la seguente risposta: – Per nome, prof! -…

Esiste, infatti, uno stretto legame tra la paura, le maschere che possono scaturirne e il non (sentire di) essere stato amato o perdonato (Lc 7,47), laddove – invece – la “grazia” dell’“amore gratuito, non dovuto”1, la “carezza” del perdono ricevuto “ci lavora il cuore”, “trasforma il nostro cuore e trasforma anche la nostra vita”:

Gesù non si spaventa quando ci trova, anche se siamo in uno stato di grande fragilità, se siamo sporchi di peccati, se siamo abbandonati da tutto e dalla vita, Lui ci abbraccia e ci bacia … Davanti a tante situazioni brutte in cui noi possiamo trovarci fin da piccoli, vuole guarirle, risanarle (…) dal dolore, dalla malattia, dalla sofferenza (…) con un abbraccio, con le carezze, con l’amore …Vuole portare vita dove c’è morte”;sì, il segreto è tutto lì, nell’essere e nel sapere di essere‘amato’, ‘amata’ da Lui Sentire la tenerezza di Gesù che miama … Allora, con questo amore, la vita diventa una corsa buona, senza ansia, senza paura”:quanto ci incoraggia sapere che non dobbiamo meritare la vicinanza e l’aiuto di Dio presentando in anticipo un ‘curriculum d’eccellenza’, pieno di meriti e di successi”!1

Questo, d’altronde, è il significato profondo della grazia “continuativa” di Dio: un amore gratuito che “non verrà mai meno” e che “scorge una bellezza unica nel nostro essere e ha un disegno magnifico per la nostra esistenza”, che “vi  ‘afferra’ così come siete, con tutti i vostri timori e limiti, ma rivela anche (…) che qualcuno ha davvero fiducia in voi”, e discende così “sulle paure umane dissolvendole”.1

Questa “consapevolezza” – questa “certezza” – “non risolve certamente tutti i problemi o non toglie le incertezze della vita, ma ha la forza di trasformarla nel profondo”, dona “la forza di avere coraggio nel presente”, quella forza per cui “l’impossibile diventa realtà”, “soprattutto nei momenti di prova e di buio”, oltre qualsivoglia “sentimento di inadeguatezza”:1

Cari giovani, è possibile incontrare la Vita nei luoghi dove regna la morte! … Da quell’alba del primo giorno dopo il sabato, ogni luogo in cui la vita è oppressa, ogni spazio in cui dominano violenza, guerra, miseria, là dove l’uomo è umiliato e calpestato, in quel luogo può ancora riaccendersi una speranza di vita… Questa è la novità rivoluzionaria del Vangelo … E allora non abbiamo paura! Non stiamo alla larga dai luoghi di sofferenza, di sconfitta, di morte … Quanti sepolcri – per così dire – oggi attendono la nostra visita! Quante persone ferite, anche giovani, hanno sigillato la loro sofferenza ‘mettendoci – come si dice – una pietra sopra’. Con la forza dello Spirito e la Parola di Gesù possiamo spostare quei macigni e far entrare raggi di luce in quegli anfratti di tenebre”.3

 

Prof. Sergio Ventura

 

 

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Messaggio per la XXXIII^ GMG (11.2.2018).

Parole ai giovani peruviani (21.1.2018).

Dialogo con i giovani italiani (11.8.2018).

Discorso ai giovani palermitani (15.9.2018).

Discorso ai ragazzi bresciani (7.4.2018).

Incontro con i giovani della parrocchia romana ‘SS. Sacramento’ (6.5.2018).

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