La spiritualità

da Il Sole 24 Ore – di Gianfranco Ravasi.

Anche tra i miei conoscenti sono molti gli agnostici di lungo corso che, però, sono attratti dalla spiritualità. Un vocabolo che fa da ombrello alle esperienze più disparate, segnate spesso da una fluidità policroma e indecifrabile ma anche da un fremito interiore profondo che non è soddisfatto (o almeno così essi pensano) dalle religioni storiche ufficiali. Ecco, allora, signore che si iscrivono a corsi di yoga e di meditazione trascendentale, non di rado sotto la guida di guru non sempre autentici e ineccepibili.

Oppure, manager stressati da una settimana con un’agenda fitta di impegni in ogni spazio temporale disponibile, che nel fine settimana puntano le loro auto verso isolati monasteri o romitori e là spengono le chiacchiere e sono avvolti da un sudario di silenzio e di solitudine. Quando devono partecipare a una Messa nuziale o funebre, dopo mezz’ora fissano il quadrante del loro orologio di lusso e forse lo portano all’orecchio temendo che si sia scaricato; ora, invece, sono pronti a seguire una liturgia di almeno un’ora e mezzo avvolti dalle volute sonore dei melismi del canto gregoriano, pronti anche loro a «mattinar lo Sposo» Cristo come le monache e i frati danteschi (Paradiso X,141).

Affascinati dal buddhismo tibetano come Richard Gere o dal sufismo musulmano o dai testi mistici cristiani classici (persino i “Meridiani” mondadoriani hanno dedicato non solo una collana ai “Classici dello Spirito” ma anche una trilogia alla Mistica cristiana con un totale di ben 5200 pagine!), molti “laici” cominciano a comprendere quanto avesse senso l’asserto biblico «Non di solo pane vive l’uomo ma anche di quello che esce dalla bocca del Signore» (Deuteronomio 8,3) frase opposta da Cristo al Satana tentatore (Matteo 4,3-4). Ora noi nella colluvie di volumi di spiritualità della più diversa specie scegliamo solo un paio di testi di facile accesso ma anche di serio approccio al genere.

Iniziamo con un sacerdote milanese di formazione classica già ospitato una volta in queste pagine. È don Paolo Alliata, rettore di un liceo e ascoltato oratore, la cui insegna è costante: incrociare la spiritualità e la teologia con le voci variegate della letteratura e del cinema, così da comporre un palinsesto che credenti e agnostici possano leggere e comprendere. L’ultimo suo libro è programmatico nel sottotitolo «Poesia e meditazione per le Ore del giorno», laddove la maiuscola fa comprendere – come suggerisce il titolo – che siamo Nel tempo di Dio, espresso nella preghiera ecclesiale detta appunto “Liturgia delle Ore”, l’antico “Breviario”, che irradia di eterno la quotidianità cronologica umana. Destinatari sono «chi cerca e chi attende e chi ha smesso di farlo».

La struttura dell’opera è scandita proprio dalla tipica sequenza liturgica del “Notturno” – Mattutino, con l’irruzione della prima lama di luce, poi con le Lodi, cui segue il flusso della giornata centrata sull’Ora Media del mezzogiorno e che approda al crepuscolo del Vespro, preludio della Compieta che chiude il cerchio del giorno. L’originalità, però, è annunciata nel sottotitolo dalla parola “Poesia”, sorella della meditazione contemplativa perché anch’essa si affaccia sul «tempo di Dio» aprendo una feritoia che fa sogguardare sulla trascendenza e sul mistero divino. Sfilano, così, le voci di decine di poeti e poetesse che appartengono al pantheon spirituale e culturale di Alliata, con alcune presenze reiterate come Emily Dickinson, Rilke, Antonia Pozzi, Turoldo, accompagnate dai commenti spirituali dell’autore, così da divenire specchi non solo di Dio ma anche della nostra umanità.

Pagine meditative nel “solco” della spiritualità alta (il titolo dell’opera è L’equilibrio del solco) sono quelle dell’altro autore, un noto frate Servo di Maria, discepolo di p. Turoldo, fine e coinvolgente oratore, presente sui giornali e in televisione, p. Ermes Ronchi, che si autodefinisce «nomade del Vangelo». Anche in questo volume, aprendo quasi a caso una delle sue riflessioni, ecco affiorare la voce di un poeta, lo spagnolo Antonio Machado: «Dentro il cuore avevo una spina, / la spina di una passione. / Riuscii a strapparmela un giorno. / Ormai non sento più il cuore». Si intercetta, quindi, la cultura contemporanea e p. Ermes lo fa anche attraverso una costante serie di immagini che confermano la sororità tra spiritualità e poesia.

Il lettore, certo, è soprattutto interpellato dalla parola di Cristo che intarsia queste righe ma è al tempo stesso posto davanti a un caleidoscopio di simboli perché «quando una goccia d’acqua incontra un raggio di sole nascono arcobaleni». Spesso è l’interrogazione a scuotere l’abitudine perché «in principio Dio creò il punto di domanda e lo depose nel cuore dell’uomo». Il vento e il fuoco della Pentecoste si riversano anche nelle anime per spazzare via la pula della superficialità e far ardere sentimento, passione, amore. Fin qui abbiamo mantenuto la promessa di proporre testi di accesso agevole spirituale. In appendice facciamo balenare una svolta, con l’ascesa sul sentiero d’altura della teologia spirituale in senso stretto.

In questo perimetro definito con rigore può confluire anche l’anelito evocato in apertura e quella letteratura più immediata che abbiamo finora esemplificato. Uno dei maggiori esperti di storia e teologia della spiritualità Ezio Bolis, che insegna questa disciplina alla Facoltà Teologica di Milano, ha da poco elaborato un imponente e prezioso manuale di Teologia spirituale, sottotitolandolo curiosamente come «la scienza dei santi». È ovvio che la nostra è solo la segnalazione di un’architettura mirabile che potrà essere visitata nelle sue due navate (o parti) con molte sorprese anche da chi non è teologo, ma vuole conoscere modelli, percorsi, orientamenti, dimensioni e figure persino inattese: ci sono, ad esempio, anche la Leggenda del santo bevitore di Roth, L’inno alla gioia di Beethoven, il Pranzo di Babette di Axel, Mission di Roffé e così via, in un nuovo intreccio tra spiritualità e cultura.

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