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Èlite populista o leadership popolare?

Popolare o populista? Quale personaggio pubblico, soprattutto se guida carismatica di grandi masse politiche o ecclesiali, non è stato elogiato e criticato in tal modo dalle opposte ‘tifoserie’? Anche Papa Francesco ha vissuto tale esperienza e, perciò, ha incoraggiato i giovani cristiani e cattolici ad individuare quella ‘sottile linea rossa’ che permette di discernere ciò che è popolare da ciò che è populista:

 

«Oggi sono un po’ di moda i populismi, che non hanno niente a che vedere con ciò che è popolare. Popolare è la cultura del popolo che si esprime nell’arte, nella scienza del popolo, nella festa! Ma il populismo è il contrario: è la chiusura di questo su un modello. Siamo chiusi, siamo noi soli».1

 

Quella di popolo, infatti, non è una semplice parola dai risvolti socio-politici, magari da approfondire in chiave psicologico-spirituale, bensì una parola chiave del Concilio Vaticano II, una categoria biblico-teologica che è stata rimessa in luce dai Padri conciliari, per poi venire opacizzata nuovamente. Anche per questo il vescovo di Roma sollecita i giovani appartenenti alla Chiesa a pensarsi, sentirsi e vivere innanzitutto come popolo di Dio in cammino:

 

«Dio vuole che noi ci salviamo insieme, non da soli, che siamo felici insieme, non egoisticamente da soli.2 Il Signore ci salva rendendoci parte di un popolo e la nostra identità, alla fine, sarà l’appartenenza ad un popolo. Nessuno può dire: “io mi salvo da solo”, siamo tutti interconnessi, siamo tutti “in rete”. Dio ci attrae a Sé in comunità, dando alla nostra vita un pieno senso d’identità e di appartenenza: l’identità del camminare insieme, del lottare insieme, dell’amare insieme.3 Non scriveremo la storia da soli; alcuni pensano che da soli o con i loro piani costruiranno la storia. I popoli sono i protagonisti della storia. E se vuoi costruire come cristiano devi farlo nel popolo di Dio, nella Chiesa come popolo».4

 

Per essere veramente questo popolo «che ci dà sicurezza»,5 è necessario però vigilare su due tentazioni in cui è facile cadere, perché – come la ‘zizzania’ – difficilmente distinguibili dal ‘grano buono’. Innanzitutto la deriva populista, per evitare la quale Francesco propone ai giovani uno stile etico ed estetico specifico:

 

«Dovete essere aperti a tutti i popoli, che come in altri tempi vengono da voi, con quel lavoro dell’integrazione, dell’accoglienza, di rispettare la dignità degli altri, della solidarietà [che] per noi non sono buoni propositi per gente educata, ma tratti distintivi di un cristiano.2 Mai perdere il gusto di godere dell’incontro, dell’amicizia, di sognare insieme, di camminare con gli altri. I cristiani autentici non hanno paura di aprirsi agli altri, di condividere i loro spazi vitali trasformandoli in spazi di fraternità.6 Nella famiglia della Chiesa possiamo ritrovarci tutti, guarendo le nostre ferite e superando i vuoti d’amore che spesso ci sono nelle nostre famiglie umane. Affidarsi fraternamente gli uni agli altri fa uscire dal cuore quel dolore».7

 

La seconda malattia spirituale è la tendenza elitaria – rivale apparente di quella populista, ma in realtà ad essa profondamente connessa – e rispetto alla quale Papa Francesco mette in guardia i giovani in egual maniera:

 

«Non permettete che il mondo vi faccia credere che è meglio camminare da soli. Non esistono identità “di laboratorio”, né identità “distillate”, identità “purosangue”. Da soli non si arriva mai. Sì, potrai arrivare ad avere un successo nella vita, ma senza amore, senza compagni, senza appartenenza a un popolo, senza quell’esperienza tanto bella che è rischiare insieme con gli altri, in famiglia, con gli amici, con la lotta del mio popolo.3 Camminare soli permette di essere svincolati da tutto, forse più veloci»,5 ma «in un gruppetto snob o chic [di ideologi], distaccato dalla vita del popolo».4

 

D’altra parte, se élite elitaria e populismo sono speculari e quindi più o meno consapevolmente funzionali l’uno all’altra, anche il popolo dei giovani potrà avere la sua élite non elitaria – la propria leadership (Christus Vivit, 230-231.245) cui rivolgersi:

 

«È importante il confronto e il dialogo con gli altri che hanno più esperienza e ci aiutano a vedere meglio e a scegliere tra le varie opzioni. Nei vostri dubbi, sappiate che potete contare su bravi sacerdoti, consacrati e consacrate, fedeli laici, molti dei quali giovani a loro volta, che come fratelli e sorelle maggiori nella fede possono accompagnarvi; animati dallo Spirito Santo sapranno aiutarvi a decifrare i vostri dubbi e a leggere il disegno della vostra vocazione personale. L’“altro” è anche chi ci aiuta ad aprirci a tutte le infinite ricchezze dell’esistenza che Dio ci ha dato».6

 

Decisivo, però, affinché questa leadership sia anch’essa popolare è che cammini sempre alle condizioni e con le caratteristiche della sequela di Cristo:

 

«La Chiesa non l’hanno portata avanti grandi organizzazioni, grandi partiti politici, grandi istituzioni…. No. La Chiesa è stata portata avanti dai santi. E al giorno d’oggi saranno i santi a portarla avanti, non noi, neppure il Papa. No, i santi. Loro fanno strada davanti a noi. E perché i santi? Perché seguono Gesù»8 e «quello che ha fatto Dio con il suo popolo: prossimità, vicinanza».8

 

Prof. Sergio Ventura

 

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1 Discorso ai giovani in occasione del Sinodo dei giovani (6.10.18)

2 Incontro con i giovani di Palermo (15.9.18)

3 Incontro con i giovani lituani (22.9.18)

4 Videomessaggio per il II incontro nazionale della gioventù argentina (25-27.5.18)

5 Riflessioni finali del dialogo con i giovani italiani (11.8.18)

6 Messaggio per la XXXIII GMG (11.2.18)

7 Incontro con i ragazzi romeni (4.1.18)

8 Discorso a un gruppo di giovani della diocesi di Grenoble-Vienne (17.9.18)