Quando le risorse sono limitate: chi curare?

di Laura Palazzani.

La questione della distribuzione delle risorse sanitarie non è certo un tema nuovo in bioetica. Da tempo l’etica medica si è posta il problema a diversi livelli ed in diversi ambiti. 

È un problema di ‘macro-distribuzione’ delle risorse, ossia di decisioni nel contesto delle politiche sanitarie in senso lato (quanto investire nella sanità e in quali settori prioritariamente, rispetto ad altri investimenti). Tali decisioni assumono una specifica declinazione nei diversi Paesi del mondo, nei differenti contesti politici, economici e sociali. Ed è anche un problema di ‘micro-distribuzione’, ossia di decisioni che le strutture sanitarie e i medici devono prendere quando le risorse sono limitate rispetto alla quantità delle richieste dei pazienti. 

Di qui l’emergere di un problema, al centro del dibattito bioetico: come distribuire le risorse scarse? In una situazione ideale di disponibilità sufficiente di risorse per tutti, il problema non sussiste: ma la realtà ci mostra, in modo inesorabile, la inevitabilità del problema. Si pensi agli scenari di medicina di guerra e di medicina delle catastrofi; all’accesso per coloro che sono in attesa di organi da trapiantare; alla definizione di priorità nella gestione ‘quotidiana’ del pronto soccorso, dei ricoveri, dell’uso di farmaci o di tecnologie costose. 

Oggi, la pandemia COVID-19 ci rende evidente, in modo drammatico e urgente, l’esistenza del problema. Da un lato la crescita rapida ed esponenziale della infezione (l’alta percentuale di pazienti che necessitano ricoveri, accesso e permanenza anche prolungata nei reparti di terapie intensive con uso di ventilazione assistita), dall’altro il limite delle risorse (numero di posti letto, disponibilità di farmaci e tecnologie, presenza di personale medico ed infermieristico), fanno emergere l’allarmante e drammatica possibilità di tali scelte. 

Si stanno facendo tutti gli sforzi possibili per ampliare le risorse distribuibili per evitare di trovarsi di fronte alla tragica decisione di chi curare e non curare: aumentando i posti letto in 

terapia intensiva, trasformando e allestendo nuovi reparti, trasferendo pazienti in altre strutture, comprando le tecnologie necessarie, incrementando il personale, predisponendo nuove strutture, sollecitando i cittadini ad essere responsabili nei loro comportamenti per evitare di ammalarsi e di trasmettere il contagio. 

Ma se e quando ci si trova di fronte alla scelta di chi includere e di chi escludere dal ricovero, dall’accesso alla terapia intensiva o alla ventilazione, si può scegliere? E su che basi si sceglie? Queste le domande inquietanti che emergono. 

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