L’etica animale secondo Tommaso D’Aquino

da Il Sole 24 Ore – di Gianfranco Ravasi.

L’ottavo centenario della nascita di Tommaso d’Aquino, oscillante tra il 1224 e il 1226, con prevalenza per il 1225, ha generato già e lo farà ancora una nutrita bibliografia che si aggiunge a quella sterminata distribuita nei secoli. Monumentale (in tutti i sensi) è, però, soprattutto la sua produzione filosofica e teologica, nonostante la sua breve esistenza: muore il 7 marzo 1274 nell’abbazia di Fossanova, mentre è in viaggio verso Lione, cooptato come esperto per il concilio ecumenico che si sarebbe svolto in quella città.

È stato scavato in tutti gli angoli del patrimonio testuale di questo gigante del pensiero che aveva conquistato anche Dante, a partire dalla celebre Summa Theologiae, una vera architettura anche nella sua impressionante impostazione a scansioni sistematiche. Nota è, ad esempio, la tesi di laurea che Umberto Eco dedicò all’estetica dell’Aquinate, così come si sono accaniti senza tregua sull’opera e la visione di questo grande domenicano, il tomismo e la cosiddetta Scolastica, con esiti talora persino fondamentalisti, ma anche con una preziosa fioritura teorica ulteriore.

In questo delta ramificato di esegesi tommasiana un rivolo del tutto sorprendente è quello alimentato da un ricercatore dell’università veneziana Ca’ Foscari, Damiano Simoncelli: egli si è inoltrato nella ricerca dell’“etica animale” scovata all’interno di una sua analisi specifica che ha percorso un vasto arco testuale partendo dallo scritto giovanile L’ente e l’essenza del Dottore Angelico, fino alla seconda parte della citata Summa. A margine ricordo l’emozione che ho sempre provato quando, da prefetto della milanese Biblioteca Ambrosiana, tenevo tra le mani il bifoglio autografo della Summa contra Gentiles, senza riuscire a decifrare neppure una riga a causa della criptica grafia di Tommaso.

In realtà, il volume di Simoncelli è strutturato come un’antologia edificata con acribia e commentata in modo puntuale così da inquadrare i vari ritagli testuali delle opere dell’Aquinate. Essi sono ordinati in una sorta di trilogia segnata da temi suggestivi: l’animalità che è in noi e fuori di noi per cui essi sono simili ma diversi; l’indagine sul comportamento animale per cui si compara il nostro e il loro agire; infine, una suggestiva sequenza di passi sulla nostra coabitazione con gli animali e, quindi, la definizione del dominio umano ma anche della relazione con essi.

Per certi versi, anche in questo caso, Tommaso si rivela anticipatore, sia pure secondo categorie legate a coordinate storico-culturali datate: esse si configurano come una sintesi originale e creativa tra il pensiero agostiniano e la lezione aristotelica, mediata dalla riflessione araba. Come scrive lo studioso suo interprete, egli «sia accosta con uno sguardo da parte dell’esperienza umana, tentando di preservarne la specificità, ricorrendo all’analogia senza abbandonare il quadro ultimo di riferimento per l’agire umano, cioè l’attività provvidenziale di Dio sull’universo creato».

Certo è che la sensibilità contemporanea si affida a nuovi percorsi e a prospettive scientifiche e teologiche differenti e più articolate. È ciò che attesta, ad esempio, il saggio di Martin M. Lintner dal titolo analogo, Etica animale (Queriniana 2020), che non è citato da Simoncelli nella bibliografia generale, pur avendo un breve scorcio sulla dottrina tommasiana al riguardo (pagg. 69-70). Tra l’altro, ricordiamo che non pochi studiosi si sono consacrati a riabilitare l’intelligenza e la complessità delle specie animali: penso, ad esempio, a Emmanuelle Pouydebat e al suo recente e curioso Les oiseaux se chachent-ils pour mourir? (Delachaux et Niestlé, pagg. 208) che scuote molte convinzioni sul rapporto degli animali con la morte.

Lasciando alla curiosità dei lettori l’ascolto del messaggio del Dottore Angelico su questo tema, desidero ricordare che il testo dello studioso di Ca’ Foscari, collaboratore anche del “Thomistic Institute” dell’università pontificia domenicana “Angelicum” di Roma, è edito dalla Morcelliana di Brescia che quest’anno celebra il suo centenario. Il nome deriva dal sacerdote bresciano Stefano Antonio Morcelli (1737-1821), latinista e umanista ma anche parroco, mentre ora a dirigerla è Ilario Bertoletti, erede di una tradizione comprendente personalità culturali che talora si sono intrecciate anche col futuro Paolo VI, il bresciano Giovanni Battista Montini.

Impressionante è il Catalogo storico 1925-2025 pubblicato per l’occasione, curato da Daria Gabusi con Paolo Terzi e aperto da una trilogia di saggi storici molto significativi. Sono quasi 750 pagine che offrono 3368 schede molto accurate, con l’apparato altrettanto sorprendente delle presentazioni delle varie collane e riviste edite dalla Morcelliana, a partire dalla nota Humanitas (1946) per approdare al recente Annuario di filosofia della medicina (2023). Sfogliare questo catalogo è anche l’occasione per affacciarsi sulla teologia alta del ‘900 con figure come Karl Rahner, von Balthasar, de Lubac e soprattutto Romano Guardini con la sua “opera omnia”; non mancano neppure la grande filosofia col Diario di Kierkegaard e la storia ecclesiale, emblematicamente rappresentata dalla Storia del Concilio di Trento del prestigioso Hubert Jedin, e così via.

Cultura cattolica e pensiero laico e interreligioso spesso si incrociano: un riferimento indispensabile è la collana “Pellicano rosso” che vide come artefice l’indimenticato Paolo De Benedetti e che ora veleggia verso i 400 titoli, per non parlare poi in passato di quello straordinario intellettuale che fu don Giuseppe De Luca, «personalità fiammeggiante, creatrice e stimolatrice» come è definito nel saggio introduttorio di Massimo Marcocchi. Un’ultima menzione tra le tante possibili: la traduzione con greco a fronte della Bibbia dei Settanta curata dal grande ebraista Paolo Sacchi, un archetipo del dialogo interculturale e interreligioso col mondo ellenistico.

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