Il Poverello è un bestseller

da “Il Sole 24 Ore” – 2 ottobre 2016 – di Gianfranco Ravasi.

«Francesco, il mio santo preferito. Ho scritto quattro commedie su di lui. L’ho dipinto mille volte. Ma non sono mai sazio». Questa confessione di Fo nel suo diario Dario e Dio, realizzato da Giuseppina Manin, esprime un sentimento molto diffuso tra credenti, non credenti e diversamente credenti. Naturalmente l’arrivo di un papa di nome Francesco ha rinvigorito questa passione e la bibliografia incessante sul santo di Assisi attesta che non si è mai sazi – per usare la locuzione di Fo – di scoprire angoli remoti dell’anima e della storia di un personaggio già alonato di luce pochi anni dopo la sua morte avvenuta al tramonto di sabato 3 ottobre 1226, come testimonia Dante nel Canto XI del Paradiso.

Pescando nella bibliografia di questi ultimi mesi, ci imbattiamo in una serie variegata di testi, in particolare quelli pubblicati dalle Edizioni Biblioteca Francescana che ha la sua sede nel convento di una delle chiese più care ai milanesi, S. Angelo, una delle principali testimonianze dell’architettura lombarda del Cinquecento, abbellita da un imponente apparato pittorico e scultoreo. Quel convento, elaborato da Giovanni Muzio negli anni ‘30-‘40 del secolo scorso, è stato la sede di un importante centro culturale, l’“Angelicum”, con un teatro e persino un’orchestra, con spazi espositivi, strutture caritative e appunto una ricca Biblioteca Francescana. Alle sue edizioni dobbiamo anche la fondamentale raccolta delle Fonti Francescane, apparsa per la prima volta nel 1977 e ripetutamente rivisitata e riedita fino al 2011. Ora, invece, ci vengono presentate varie opere “francescane”: iniziamo col saggio di uno dei maggiori studiosi di Francesco, Jacques Dalarun, dedicato al capolavoro (a livello letterario e popolare) del santo di Assisi, il Cantico di Frate Sole, tenendo come riferimento testuale il fondamentale manoscritto assisiano 338.

Dopo aver affrontato le coordinate generali (autore, genesi, tradizione), lo studioso – autore, tra l’altro, di un monumentale François d’Assise (2010) in due tomi che totalizzano 3418 pagine – tratteggia una sorta di trittico, scandito da altrettanti atti, delineando così la struttura letteraria e tematica dell’inno. Siamo per questa via condotti per mano nelle meraviglie di un canto di «laude, gloria, honore, benedictione», attraverso panorami che non sono da contemplare romanticamente perché sono veri e propri simboli mistico-teologici. Al riguardo, Dalarun è tranchant nell’impedire un’ermeneutica troppo “ecologista”: «Francesco non venera la natura: celebra la creazione… Non è un ammiratore estasiato della natura… Francesco è tanto poco vegetariano quanto poco è ecologista». Effettivamente anche la Laudato si’ di papa Francesco, pur rimandando alle questioni ecologiche, lo fa nella prospettiva biblica della custodia del creato e in chiave teologica e morale.

Lo splendido apparato iconografico che intarsia ogni pagina di questo saggio, l’appassionata premessa di Attilio Bartoli Langeli e soprattutto l’intensa esegesi di Dalarun permettono al lettore di ritrovare la lunghezza d’onda corretta per essere in sintonia con Francesco, che «non era un sognatore» ma uno straordinario testimone nel quale bellezza e miseria, stupore e realismo, canto e orazione si fondevano in una trama unitaria, segnata dal basso continuo della fede alta e pura. Basti solo riascoltare, ad esempio, il sospiro della sua Preghiera davanti al Crocifisso, considerata il testo più antico del santo, composta forse nel gennaio 1206 quando, entrato nella chiesa di San Damiano avvenne la sua “conversione”: «O alto e glorioso Dio, illumina le tenebre de lo core mio, e dammi fede diritta, speranza certa e caritade perfetta, seno e cognoscimento, Signore, che faccia lo tuo santo e verace comandamento. Amen».

Lo stesso Jacques Dalarun ci presenta in un altro volume un’avventura da lui vissuta. Nel 2014 dal Vermont un amico gli segnalava un antico manoscritto messo all’asta contenente una biografia di S. Francesco: a un primo spoglio condotto sulle riproduzioni online quel codice – che conteneva altri testi nei suoi 122 fogli di pergamena copiati nel decennio 1230-40 ad uso dei Frati Minori – rivelava un rimaneggiamento abbreviato di una delle fonti capitali per la conoscenza della storia del santo, la Vita di beato Francesco di Tommaso da Celano, composta su committenza del ministro generale dei francescani, quel frate Elia tanto caro al santo. Siamo, quindi, di fronte a un’opera connessa direttamente con quella sorgente e ora, accompagnati sempre dallo studioso francese che aveva fatto acquisire il codice alla Biblioteca Nazionale di Parigi, possiamo leggere questa che è da lui significativamente intitolata La Vita ritrovata del beatissimo Francesco.

Nell’immaginario popolare Francesco è affidato soprattutto ai bozzetti vivaci e pittoreschi dei Fioretti, versione in volgare di un originale latino più ampio attribuito a un certo Ugolino Boniscambi da Montegiorgio. In realtà i 53 capitoli in cui è suddivisa l’opera, che abbraccia un arco temporale di oltre 110 anni, estendendosi quindi ai compagni del santo e ad altri frati, sono segnati da una chiara impronta spirituale che purifica il prodigioso che talora occhieggia nei racconti. Il tema dominante è, infatti, la sequela di Cristo: Francesco, «vivendo in questa miserabile vita, con tutto il suo isforzo s’ingegnava di seguitare Cristo, perfetto maestro» (c. 25), così che egli visse sempre in modo da «conformarsi perfettamente a Cristo in ogni cosa» (c. 13). A scoprire proprio il volto autentico di S. Francesco così come affiora da queste narrazioni, ove gli uomini si trasfigurano divenendo celesti e gli angeli si incarnano facendosi terrestri, è dedicata la «lettura francescana dei Fioretti» delineata da Daniele Soavi che, in apertura, segnala anche l’incessante incanto generato da queste pagine nei secoli successivi fino ai nostri giorni (chi non ricorda il Francesco giullare di Dio di Rossellini o Uccellacci e uccellini di Pasolini o l’album L’infinitamente piccolo di Branduardi?).

Ritrovare l’atmosfera spirituale, oltre il meraviglioso, la carica di speranza, il primato del bene sul male, il paradiso possibile contro l’inferno esorcizzato, il contagio della santità superiore a quello del peccato, la fiducia in Dio oltre la disperazione, il Dio padre paziente e persino lebbroso con noi oltre l’onnipotenza trascendente, sono alcune linee di lettura dei Fioretti, lungo le quali veniamo guidati pagina dopo pagina. Sempre, però, brilla l’icona del santo del quale, in finale, dobbiamo segnalare la nuova presentazione della famosa Vita di san Francesco d’Assisi che il calvinista francese Paul Sabatier (1858-1928) pubblicò nel 1893 e che fu destinata a un successo clamoroso (Tolstoj la tradusse in russo). Legato ad Assisi della quale divenne anche cittadino onorario, questo storico, fondatore di una Società internazionale di studi francescani, volle ricomporre il profilo genuino di Francesco risalendo il più possibile alle fonti e liberandolo dalle incrostazioni devozionali. Ne nacque un ritratto certamente più spoglio, ancorato alla matrice evangelica che ne irradiava i lineamenti, ma anche avvolto da nuova vesti, quelle dell’oppositore fermo alle pretese papali ma anche dell’ingenuo carismatico tradito dai suoi stessi confratelli, appassionato assertore del primato della coscienza. L’opera – sottoposta a varie critiche – rimane, comunque, attraente e mostra quanto Francesco varchi con la sua presenza di luce i confini della sua cultura e della sua stessa storicità e spiritualità, proprio come testimoniava Dario Fo.