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“I doveri della medicina. I diritti del paziente”

I princìpi e gli strumenti che si devono considerare alla base della relazione di cura tra il medico e il paziente, sono stati al centro dell’incontro che si è svolto ieri nella Sala Zuccari del Senato.

All’evento, organizzato dal “Cortile dei Gentili”, hanno partecipato il Presidente del Senato Pietro Grasso, il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, il Cardinale Gianfranco Ravasi, il Presidente della Fondazione Giuliano Amato, il Senatore Luigi Manconi, e alcuni esperti di diritto e di medicina. Tra questi, Paolo Zatti, Laura Palazzani e Alberto Giannini.

Nel corso dei lavori sono state esposte le linee guida e le proposte del Rapporto elaborato dal “Cortile dei Gentili” (“Linee Propositive per un diritto della relazione di cura e delle decisioni di fine vita”). I criteri e gli strumenti indicati devono salvaguardare la continuità del dialogo tra il medico e il paziente.

Gallery I doveri della medicina

Introducendo i lavori, Giuliano Amato ha detto: «È l’accento che conta in queste Linee, un accento che è sulla natura dialogica della relazione di cura, sull’incontro che essa deve provocare fra le ragioni mediche e quelle che scaturiscono non solo dalla malattia, ma dalla personalità del paziente. Nascono di qui l’appropriatezza e la proporzionalità della cura, oltre che la ragionevolezza della sua prosecuzione».

Da parte sua il Cardinale Ravasi ha sottolineato il valore del Rapporto sul fine vita, elaborato nell’arco di due anni da giuristi non credenti e cattolici. «Non abbiamo paura del dibattito su un tema così delicato perché lo scopo del Cortile è stimolare la riflessione. Il documento – ha proseguito Ravasi – viene offerto alla politica e può essere oggetto anche di critiche, ma è il risultato di un dialogo che contribuisce a scavare in profondità nella grandezza della persona e nelle questioni che sollecitano l’antropologia contemporanea».

Sul significato dell’iniziativa è intervenuto anche Paolo Zatti, Professore di Diritto Privato all’Università di Padova, che ha aggiunto: «persone con convinzioni diverse hanno seguito insieme un sentiero antico e nuovo quello della proporzione come legge fondamentale della relazione di cura, e hanno scoperto di poter arrivare a conclusioni impegnative ma pienamente condivisibili».

La professoressa Laura Palazzani, ha sottolineato come «questo documento nasce dalla condivisione di tutti coloro che hanno fatto parte del gruppo di lavoro, della esigenza di prendere le distanze dai due estremi. Da un lato, il diritto di morire inteso come autodeterminazione individualistica radicale di chi dice “io voglio scegliere come e quando morire”, e dall’altro il dovere di vivere, inteso in senso incondizionato, assoluto, sempre e comunque, in una sorta di vitalismo biologico o biologismo vitalistico.  Il documento prende le distanze dai due estremi e cerca un percorso nella direzione di una mediazione etica, alla ricerca di valori condivisi».

Ha concluso il dottor Alberto Giannini, affermando: «Da cittadino, oltre che da medico, spesso resto sorpreso, direi quasi allibito e amareggiato, davanti ad una modalità di analisi della realtà e di relazione con l’altro che molte volte si esaurisce in una sorta di perenne, estenuante e sterile scontro tra Guelfi e Ghibellini. Al contrario, la relazione e il dialogo attento, profondo, rispettoso con l’altro non solo sono necessari ma nei fatti si sono dimostrati estremamente fecondi. E il percorso compiuto dal “Cortile dei Gentili” con questo documento, a mio modo di vedere, ne è la prova concreta».


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