Breve presentazione della fede

da Il Sole 24 Ore – 28 settembre 2025 – di Gianfranco Ravasi.

Apparso in italiano, inglese e francese nel 1967, in pochi anni fu tradotto in altre ventidue lingue, alcune del tutto esotiche come il malayālam del Kerala indiano o il tèlugu sempre dell’India o le lingua del Sudan, ma anche in idiomi di paesi ancor più remoti come il laotiano, l’indonesiano, il thailandese, l’hindi, il malese e così via. Eppure si trattava di un libretto, quasi un opuscolo, che ora viene riedito nell’originale italiano a cura di un teologo, Giulio Osto. Prima di svelare il titolo e il contenuto di questo bestseller, a lungo ristampato nel passato, è necessario far salire sulla ribalta il suo autore.

Avendolo conosciuto e persino collaborato con lui nella direzione di un «Dizionario di Teologia Biblica», il ritratto potrebbe allargarsi. In verità è ciò che meritano la sua intensa anche se non lunga vita (68 anni, dal 1923 in Piemonte al 1991 a Roma), la molteplicità dei suoi scritti, l’impressionante impegno ecclesiale, teologico, culturale e soprattutto interreligioso e le sue visite in tante nazioni, anche in quelle delle lingue citate. È ora, dunque, di svelarne la figura: Pietro Rossano, vescovo dal 1982, ma prima incessante operatore in un dicastero vaticano di allora dal titolo emblematico, “Segretariato per i non cristiani”, e persino Rettore della Pontificia Univiersità Lateranense e, pure, vescovo ausiliare di Roma.

Straordinaria era anche la sua attrezzatura interculturale che affondava le sue radici già nel tema scelto per le tesi delle sue due lauree: L’ideale dell’assimilazione a Dio nello stoicismo e nel Nuovo Testamento, in teologia alla Pontificia Università Gregoriana, e gli Atti dei martiri, i testi dei processi romani durante le persecuzioni, per la laurea in Lettere classiche all’Università di Torino. Fine esegeta delle S. Scritture, in particolare dell’epistolario paolino, aveva curato la versione commentata dell’intero Nuovo Testamento nella Sacra Bibbia dell’ed. Utet (1963) che, rivista, sarebbe poi divenuta la prima traduzione ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana. Anzi, fu incaricato di coordinare una équipe internazionale di biblisti impegnati a ritoccare l’intero dettato latino della Vulgata di s. Girolamo, per le citazioni ad uso dei documenti ufficiali del magistero della Chiesa cattolica (la cosiddetta Neo-Vulgata) e nella liturgia.

Rossano è stato l’interprete e l’appassionato cultore dello spirito e della dottrina del Concilio Vaticano II, testimoniandone soprattutto la dimensione di apertura e dialogo verso le altre religioni, le altre civilità e l’intero orizzonte culturale. È in questa prospettiva che ci accingiamo a svelare il libretto da cui siamo partiti e che la Morcelliana ripesca dal quel lontano 1967, mostrandone tutta la sua attualità a distanza di quasi sessant’anni, anche per merito dell’ampia e accurata postfazione del citato Giulio Osto. Il titolo ammicca a una famosa frase della Prima Lettera di s. Pietro: La speranza che è in noi. L’esergo cita appunto l’appello petrino rivolto ai cristiani: «Sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi, con amabilità e rispetto, con rettitudine di coscienza» (3,15).

Esplicativo era il sottotitolo «Breve presentazione della fede cattolica», destinata soprattutto ai cultori di altre religioni, ai non credenti, ma anche agli stessi cristiani spesso balbettanti sulla «ragione della loro speranza». Devo riconoscere di essere stato non di rado invitato in tempi successivi, anche da importanti editori “laici”, a comporre una sorta di simile sintesi del messaggio cristiano. Ho sempre declinato la richiesta perché si tratta di un genere letterario (un po’ come tutte le summae) paradossalmente arduo da praticare, essendo più facile l’analisi distesa e articolata. Ebbene, le poche pagine (una sessantina in questa edizione) elaborate da Rossano sono un piccolo gioiello e rivelano quanto sia vera la battuta di Brahms: «Comporre non è difficile, estremamente difficile è eliminare le note superflue».

La freschezza, anche stilistica, del testo nasconde la differenza delle coordinate non solo cronologiche rispetto alle nostre. Al di là di qualche ripulitura lessicale operata dal curatore, il contenuto rimane esemplare nella triade su cui è intessuto. Si inizia con «l’evento cristiano», ossia il prima e il dopo ma soprattutto la presenza di Gesù, «personaggio storico, nato, vissuto e morto nell’antica Palestina situata all’incontro di tre continenti e civiltà, l’Asia, l’Africa e l’Europa». Segue la seconda componente, «la sapienza cristiana», ossia il messaggio sul mistero di Dio, della creazione, dell’umanità, della Chiesa e del senso ultimo della storia.

Infine, entra in scena «la vita cristiana», ossia la dimensione esistenziale e morale, guidata dalla ragione e dalla coscienza, con le sue diverse opzioni, gli stati di vita, la preghiera («colloquio con Dio») e il comportamento di umiltà, sobrietà, sincerità, onestà, fraternità, perdono e pace. La nostra sintesi di quest’opera sintetica non riesce a rappresentare la ricchezza e la limpidità di uno scritto che merita di essere suggerito ancora oggi a cristiani e non. In appendice, riprendendo il filo autobiografico, vorrei rievocare un episodio emblematico legato a un nostro incontro.

Come ora sto facendo col “Breviario” di questo supplemento, così allora tenevo sul giornale Avvenire un’analoga rubrica quotidiana, intitolata «Mattutino». Rossano, invece, interveniva in Radio Rai con alcune conversazioni che pubblicò nel 1982 col titolo Piccolo Mattutino. In un incontro gli chiesi di suggerirmi una citazione per la mia rubrica. Egli me ne propose una piuttosto ampia di un grande teologo del VI sec. noto come Dionigi l’Areopagita. Essa riassume anche l’intero impegno di mons. Rossano: «Non ho mai polemizzato contro i Greci o altri, perché è sufficiente, per uomini onesti, poter conoscere ed esporre il vero in sé stesso. Ciascuno afferma di possedere la moneta regale, ma in realtà ha forse solo un’immagine di una particella della verità».

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