Anticristo, paravento ideologico?

Qualche settimana fa su un quotidiano francese e su un settimanale tedesco ho trovato un articolo con un titolo identico, anche se i testi erano indipendenti: «L’Anticristo, da san Giovanni a Peter Thiel». Il mio immaginario è corso spontaneamente a quel capolavoro che è il ciclo di affreschi che Luca Signorelli eseguì tra il 1499 e il 1504 nel Duomo di Orvieto sul “Giudizio Finale”. Una delle scene che mi hanno sempre colpito ha al centro proprio l’Anticristo con le sembianze di Cristo che sta predicando su un piedistallo ai cui piedi sono accatastati oggetti preziosi, frutto di donazioni ed ex-voto. Ma l’elemento più impressionante è Satana che a un orecchio gli suggerisce il messaggio che deve annunciare. Tra la folla solo alcuni sanno riconoscere l’inganno, mentre molti ne sono attratti e conquistati. Ho, così, pensato di riprendere quel titolo, naturalmente attestandomi sul versante biblico e teologico, pur non ignorando il tecnocrate americano (nato però a Francoforte) filotrumpiano Peter Thiel, 58 anni, cofondatore di PayPal e della società di profilazione di massa Palantir, della quale sono clienti anche il nostro ministero della Difesa e il Policlinico Gemelli. Nel Nuovo Testamento il vocabolo greco Antíchristos ricorre cinque volte in modo marginale e solo nell’epistolario giovanneo.

Ecco i passi nella Prima Lettera di Giovanni: «Figlioli, è giunta l’ultima ora. Come avete sentito dire che l’Anticristo deve venire, di fatto molti Anticristi sono già venuti. Da questo conosciamo che è l’ultima ora… L’Anticristo è colui che nega il Padre e il Figlio… Ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio. Questo è lo spirito dell’Anticristo che, come avete udito, viene, anzi, è già nel mondo» (2,18.22;4,3). La quinta citazione è nella Seconda Lettera di Giovanni: «Sono apparsi nel mondo molti seduttori, che non riconoscono Gesù venuto nella carne. Ecco il seduttore e l’Anticristo!» (1,7).

Come è evidente, l’Anticristo nega i due asserti fondamentali della cristologia, la divinità e l’umanità (“carne”) di Cristo. Più complesso – anche se sempre nella linea antitetica del messaggio di Cristo – è la figura dell’Anticristo di Nietzsche (1894). Il rimando spontaneo è, però, alla simbologia del libro dell’Apocalisse giovannea dove salgono sulla ribalta tipologie parallele come il drago rosso, la Bestia, il «serpente antico», la Grande Prostituta, Satana stesso e vari ammiccamenti all’impero romano persecutore. Incarnare in un personaggio l’ostilità a Cristo è frutto di una prassi generale di taglio apocalittico: si tratta di una personalità “corporativa” che riassume in sé il male, la negazione, il rigetto del bene.

Anche nei famosi manoscritti della comunità ebraica di Qumran al mar Morto entrano in azione l’Uomo della menzogna, l’Uomo del potere malvagio, il Sacerdote empio, personificazioni negative dai lineamenti simbolici, pur rimandando probabilmente a personaggi storici. Non dimentichiamo, infatti, che lo stesso procedimento è stato adottato dai Crociati per definire il “feroce Saladino” e Lutero senza imbarazzo affibbiò l’epiteto di Anticristo al papa. Il discorso potrebbe allargarsi al Nuovo Testamento ove nell’epistolario paolino si affacciano profili analoghi all’Anticristo, «l’Uomo dell’iniquità, il Figlio della perdizione» (2 Tessalonicesi 2,1-12). Sono passi complessi la cui decifrazione dialettica è stata oggetto di interesse non solo dei teologi ma anche di filosofi come Cacciari e Agamben.

Tra l’altro, era stato lo stesso Gesù a mettere in guardia i suoi discepoli: «Se qualcuno vi dirà: “Ecco, il Cristo è qui!”, oppure: “È là!”, non credeteci, perché sorgeranno pseudocristi e pseudoprofeti e faranno grandi segni e miracoli, così da ingannare, se possibile, anche gli eletti» (Matteo 24,23). In questa prospettiva l’Anticristo si insedia in qualsiasi luogo e tempo ed è una caricatura che maschera in modo abile il Cristo nella contraffazione del suo messaggio. Per questo può ingannare anche i fedeli e la rappresentazione del Signorelli a Orvieto è, al riguardo, perfetta. A questo punto, però, cosa significa quell’accostamento al tecnocrate Thiel, oltre al suo insediarsi nella galassia conservatrice americana e nel cerchio del MAGA trumpiano? In Italia ha fatto rumore l’esoterico ed esclusivo convegno del 15-18 marzo a Roma organizzato da un’associazione culturale bresciana intitolata al filosofo e sacerdote Vicenzo Gioberti (1801-52), assunto a corifeo per una sua tesi teocratica. Auspicando l’unità d’Italia nello spirito risorgimentale, egli l’affidava alla presidenza morale del papa secondo i canoni del cosiddetto neoguelfismo. In realtà, come ha dimostrato lo storico Giorgio Rumi, il pensiero giobertiano – al di là del contesto storico – è molto meno integralista di quanto creda la suddetta associazione.

Dato il carattere segreto della convention romana, non sono chiari i termini della missione sacrilega dell’Anticristo secondo la predicazione di Thiel in quell’occasione. Egli, però, ha sviluppato il suo pensiero, spesso fluido e fin contraddittorio, negli interventi di un suo podcast. Se abbiamo ben capito, l’Anticristo sarebbe la sintesi dell’attuale ordine globale tecnocratico, capace di guidare e proteggere proprio dagli eccessi della tecnologia (IA in particolare) ma anche di creare un controllo totalizzante. In pratica la tecnologia salva dai rischi della tecnologia stessa utilizzando strumentalmente la religione come antidoto. Forse è il solo confuso paravento ideologico (in questo caso sacrale) per celare interessi strategici politici ed economici colossali.

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