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Pace Digitale: appello Parigi, opportunità per Ue e per Italia

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da Affarinternazionali (IAI) – 13 novembre 2018 – di Jean-Pierre Darnis.

Nell’ambito delle celebrazioni per l’anniversario della fine della Prima Guerra Mondiale, la presidenza francese ha lanciato a Parigi un appello per la pace digitale. Questo documento, che conta fra i suoi primi sostenitori l’Istituto Affari Internazionali (IAI), ribadisce l’importanza di garantire la fiducia, la stabilita e la pace nello spazio cibernetico e insiste sulla protezione dei diritti nell’ambito digitale.

L’appello illustra la presa di coscienza su tematiche emergenti come emerso da una recente ricerca IAI sulla possibilità di creare un regime di non proliferazione per le armi cyber. Il digitale rappresenta un fantastico acceleratore per il progresso e il benessere, ma crea allo stesso tempo una serie di criticità. Lo spazio cibernetico è diventato un luogo di attività ostile, sia criminale che statale, e vi è quindi la necessità di affermarvi la pace.

Le conseguenze della digitalizzazione dell’insieme delle funzioni della società sono molteplici: vanno dalle questioni della privacy e dei dati fino alla necessità di stabilità e di continuità delle funzioni critiche ormai fortemente digitalizzate (energia, trasporti, salute, telecomunicazioni), senza dimenticare le problematiche di sovranità statale e di controllo delle politiche industriali.

I rischi di ‘balcanizzazione digitale’
La promessa originale del digitale era quella di un nuovo universalismo, quello del ‘World Wide Web’, basato su un accesso aperto a flussi di informazioni globali. Oggi una serie di questioni assai spinose sull’uso e il controllo dei dati potrebbe creare una dinamica di chiusura, una specie di ‘balcanizzazione digitale’, se non contrastata da un rinnovato impianto politico e regolamentare multilaterale.

Il movimento di ‘balcanizzazione digitale’ risponde alle esigenze di attori statali e non statali che, se non riescono a garantire la stabilità politica e regolamentare del digitale, optano volenti o nolenti per il rinforzamento delle protezioni nazionali o regionali. La divisione del pianeta in vari blocchi numerici potenzialmente antagonisti ricorda per alcuni aspetti la vigilia della Prima Guerra Mondiale. L’appello di Parigi richiama alla memoria il passato, in particolare gli errori della Grande Guerra, vero e proprio macello europeo, contro le attuali tendenze sovraniste visibili anche nel dominio digitale.

L’esigenza della stabilizzazione pacifica e il ruolo delle aziende
La questione della stabilizzazione pacifica sta diventando un tema di convergenza fra vari attori. Il settore privato appare spesso all’avanguardia del dibattito. Le grandi piattaforme digitali basate negli Stati Uniti (Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft) sono anche frutto della cultura positivista e universalista del ciclo tecnologico digitale, cultura nella quale la tecnologia rappresenta un’utopia reale che permette di trasformare la società. Al di là delle valutazioni etiche sull’operato di queste aziende, osserviamo che spesso gli stessi lavoratori di queste aziende mandano avanti il modello che collega lo sviluppo tecnologico al progresso umano.

Ad esempio, una recente manifestazione dei dipendenti di Google contro gli abusi sessuali ha illustrato l’importanza della domanda etica da parte dei lavoratori, una dimensione che si era ritrovata anche nell’abbandono della gara per il contratto di cloud per il Pentagono. Microsoft dal canto suo si è impegnata con la proposta di una ‘convenzione di Ginevra digitale’ per contrastare la proliferazione cyber fino alla promozione dell’agenda della Pace Digitale.

Microsoft, come altre aziende, vuole favorire la stabilità e la continuità del suo business nell’ambito di regole mondiali condivise ed evitare la poco conveniente fragmentazione dei mercati. Osserviamo anche il particolare orientamento etico di una società che con il recente ‘Warrant Case’ si è fatta paladina della difesa del diritto internazionale.

Queste aziende statunitensi hanno come punto in comune la difficoltà di reperire risorse umane, con un mercato del lavoro in grande tensione che dà ai lavoratori la possibilità di scegliere ma anche di portare avanti esigenze etiche e valoriali che le aziende debbono prendere in considerazione per fidelizzare il personale: nel mercato dell’IT americano, questa dimensione rinforza il collegamento con lo spirito positivista delle origini.

Ue all’avanguardia, Francia dinamica, Italia convergente
Da parte europea va sottolineata l’importanza dell’impegno per la regolazione nel campo digitale. L’adozione del regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr), ma anche la direttiva Nis sulla sicurezza delle reti e dei servizi informativi in Europa, illustrano lo sforzo di un’Unione europea che appare all’avanguardia.

L’appello di Parigi illustra l’attivismo della presidenza francese in materia digitale, che si era gia espresso con la presentazione della strategia per l’Intelligenza Artificiale. La Francia appare come uno dei pochi Paesi intenti a sviluppare un discorso digitale strategico.

Però la Pace Digitale rappresenta un’iniziativa che puo essere anche seguita a livello italiano. Esistono importanti convergenze. Prima di tutto, la promozione della pace tramite strumenti multilaterali viene sancita dall’articolo 11 della Costituzione italiana e rappresenta un ancoraggio forte dell’azione diplomatica italiana. E per quanto riguarda il digitale, possiamo constatare l’importante mobilitazione di attori italiani : la messa in rete delle competenze tecnologiche del consorzio di ricerca informatica Cini, ma anche la capacità delle istituzioni di adottare un piano nazionale per la protezione cibernetica che permette di definire una strategia nazionale sotto il profilo della sicurezza.

Inoltre istituzioni come il Mae (con il ruolo di spicco del coordinatore per la sicurezza cibernetica), il Dipartimento delle Informazioni della Sicurezza (Dis, dipendente della Presidenza del Consiglio) e anche l’Agid ( Agenzia per l’Italia digitale) illustrano sia le competenze che la crescita delle capacità di organizzazione del comparto pubblico in ambito digitale.

Impegni crescenti per l’etica digitale
Va anche rilevato che l’ambiente italiano rappresenta un terreno di acutissima coscienza per le tematiche della pace e del digitale. Il pacifismo rappresenta un filone consolidato nel pensiero politico italiano. E possiamo anche rilevare impegni crescenti sull’etica digitale in vari ambienti. Ad esempio, recenti lavori del Cortile dei Gentili, l’organo di dialogo fra credenti e non credenti del Pontificio Consiglio per la cultura, ha esaminato la questione dello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale e delle sfide etiche. Più recentemente, un hackaton è stato organizzato in Vaticano per lo sviluppo di applicazioni a fini etici. Sta emergendo quindi in Italia, anche in collegamento con ambienti cattolici, una particolare capacità di riflessione e di azione sulle tematiche etiche legate alla rivoluzione digitale.

Il panorama italiano appare spesso come poco centralizzato e quindi ha difficoltà a imporre un discorso strategico. Ma le forti dinamiche di conoscenza e trattamento del digitale dovrebbero spingere gli attori italiani non soltanto ad appoggiare l’iniziativa parigina di Pace Digitale, ma anche a prendere in mano direttamente la tematica per dare voce alle loro visioni in materia, in una dialettica europea di mutuo arricchimento.