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Felicità è mettersi in gioco

Viene definito “professore del cambiamento” o “medico sociale”. È Leonardo Becchetti, l’economista membro della Consulta Scientifica del “Cortile dei Gentili”.

Arance, surgelati e detersivi: davanti agli occhi non passano gli indici azionari o le grandi teorie economiche, ma carrelli della spesa e pieni di carburante, perché l’economia spiegata ai non addetti ai lavori, quando si parla con Leonardo Becchetti, è fatta di vita reale. Con incursioni in territori che sembrerebbero lontanissimi, come felicità e generatività, e che invece diventano chiavi di indirizzo di manovre economiche e programmi politici. È un tratto caratteristico del la­voro dell’economista romano: una divulgazione “utile”, finalizzata all’azione per il cambiamento. Oggi 54enne, è da giovanissimo che Becchetti decide di diventare «”medico sociale“: l’economia consente infatti di capire come funziona il mondo e come cercare di risolvere i problemi delle persone». Sui banchi dell’Istituto Massimo (della Compagnia di Gesù), «frequentato dalla terza elementare alla maturità», Becchetti individua il suo futuro orizzonte di vita, l’unione della «ricerca spirituale e professionale», e conosce «una Chiesa vicina alla persona, quella che oggi chiamiamo la Chiesa di Francesco, e che per me, grazie ai Gesuiti che ho incontrato, è sempre stata la normalità».

LA SCUOLA DELLA FAMIGLIA

Un dottorato in Economia e una laurea in Scienze religiose. La Sapienza e Sant’Apollinare. La London School of Economics e Oxford, quindi Tor Vergata, dove oggi lavora. «Ho sei istituti formativi nella mia vita, che mi hanno aiutato ad avere punti di vista differenti sulle cose, ed è stato di grande aiuto». La prima scuola è quella familiare. Leonardo cresce avendo in famiglia un papà “impegnato”: Italo Becchetti è un esponente di primo piano della Dc fanfaniana. Assessore più volte nella giunta capitolina, parlamentare per un mandato, «era una persona che non si risparmiava, aveva uno sguardo ampio sulle cose. Mi ha insegnato a osare». Due episodi gli restano impressi: «Una volta si arrampicò sul tetto del Campidoglio per parlare con i baraccati, i senza casa; e un’altra a San Giovanni, la piazza era bloccata dalle auto, non c’erano vigili, lui scese dall’automobile e si mise a dirigere il traffico». Un papà “importante”, sostenuto da una moglie che lavora, «era dirigente Inps», ma che sa «coprire i buchi, le assenze di mio padre in famiglia e ed è comunque sempre al suo fianco, nel pubblico e nel privato». Anche nella vita dell’economista, che la Cei ha tra i suoi consulenti più accreditati – Becchetti è tra gli organizzatori delle ultime Settimane sociali della Cei, a Cagliari, e delle future, a Taranto, nel 2021, su questione ambientale e lavoro -, gli impegni “pubblici” sono una costante. «Viaggio molto, ogni settimana vado a parlare in 3-4 posti diversi, ma almeno tre sere cerco di essere a cena. E poi la domenica e l’estate sono dedicate alla famiglia», alla moglie, Laura, «tutti dicono che è una santa», e alla figlia Ilaria, 14 anni, secondo liceo scientifico e militanza scout. Non è improbabile, durante un viaggio in treno, incontrare questo professore dall’aria sempre un po’ trafelata chino sul suo pc. «Gli spostamenti sono un tempo eccezionale di lavoro». È questo, spiega, il segreto per cui nonostante abbia consacrato buona parte della sua professione alla divulgazione -«la mia idea non è mai stata quella di studiare in una stanza modelli economici e dedicarmi solo ad articoli da pubblicare», alla fine risulti comunque tra il 60-70esimo posto mondiale – su 56mila economisti – per numero di pagine pubblicate su riviste scientifiche.

ESPERIENZE CHE SEGNANO

La scelta di lavorare su temi che 20 anni fa erano per pochi cultori della materia, e oggi sono nell’agenda dei summit mondiali, nasce dagli studi, ma anche da una sensibilità maturata sul campo. Becchetti sin da giovanissimo ha frequentato le Comunità di vita cristiane (Cvx), ne è poi diventato presidente nazionale per due mandati (dal 2008 al 2013), ha fatto campi di lavoro all’estero. «Le motivazioni più forti vengono da quelle esperienze in posti difficili, penso agli slums di Nairobi, alle periferie in Perù, o alle case famiglia nel nord della Romania. Quando ti imbatti nella povertà cerchi anche di capire quali possono essere le risposte». I temi che gli sono cari passano attraverso alcune parole chiave. La prima è generatività. «Oggi di fronte al disagio delle persone, la battaglia culturale è far capire che uno più uno fa tre e invece uno contro uno fa sempre meno di due, perché il conflitto finisce sempre per ridurre la dimensione delle “torte” per cui si combatte. Su questa logica bisogna ricostruire la nuova visione della società». È questa l’idea che Becchetti, insieme anche ad altre personalità del mondo cattolico, sta portando avanti nella “Scuola di economia civile”, che intende promuovere la realizzazione di un mercato civile e civilizzante che ponga al centro dell’agire economico la persona, i suoi bisogni e le sue aspirazioni. Le ultime inchieste, spiega, ci dicono che «le persone sono felici se sono generative, cioè se la loro vita contribuisce in maniera positiva alla vita di qualcun altro». La generatività può essere biologica, familiare, economica, spirituale, culturale, insomma «siamo vivi se siamo generativi». È categorico: «Se una persona ha reddito, salute e istruzione ma sta sdraiata tutta la giornata sul divano, non è felice. La felicità non ha a che fare con le tue dotazioni, ma con la tua capacità di metterti in gioco». E non è un discorso personalistico. Anche in politica «dobbiamo puntare alla felicità» spiegando, per esempio, «il vantaggio e la fertilità della cooperazione nel rapporto con gli altri Paesi: e quindi il no ai dazi e sì alla cooperazione internazionale e all’Europa».

FORMARE I CONSUMATORI

E sì anche alle migrazioni, e non per buonismo. «La libera circolazione delle persone accrescerebbe moltissimo anche il benessere economico di tutti. Le fake news dello straniero che toglie il posto all’italiano sono quanto di più falso ci possa essere, i lavori dei migranti e degli autoctoni sono complementari, basti pensare al settore agricolo, alla cantieristica, ai servizi alla persona».
Altra parola chiave del Becchetti-pensiero è il “voto con il portafoglio“: «Oggi i problemi non si risolvono solo con il mercato e con H politico lungimirante e benevolente, che spesso non esiste, ma con la forza dal basso della cittadinanza attiva, stimolo al cambiamento positivo sia della politica che delle imprese. L’economia si fonda sui consumi e sui risparmi, quindi il vero potere è quello dei consumatori, le loro scelte sono decisive. Ma noi non sappiamo usarle in modo intelligente».
Se la grande finanza sembra aver capito la ghiotta occasione e punta sempre più su aziende meno esposte a rischi di responsabilità sociale e ambientale, i consumatori sono ancora indietro quanto ad organizzazione e consapevolezza.

CAMBIARE ABITUDINI

Da qui nasce l’idea dei Saturdays for Future: «E se i giovani di Fridays for Future, che si sono mobilitati in tutto il mondo per chiedere agli adulti e alle istituzioni di costruire un domani sostenibile, coinvolgessero le proprie famiglie in analoghi Saturdays for Future, dedicati a cambiare le abitudini di spesa? Se, in pratica, il sabato, il giorno successivo alla mobilitazione, quando oltre la metà delle persone fa abitualmente la spesa settimanale, si trasformasse per tutti nel giorno a favore della sostenibilità ambientale e sociale?». Da questa idea Becchetti, che tra l’altro è presidente dell’associazione NeXt (Nuova economia), ed Enrico Giovannini, portavoce dell’Alleanza Italiana per lo sviluppo sostenibile (Asvis) hanno lanciato queste giornate di sensibilizzazione sul “voto con il portafoglio”. La prima è stata il 28 settembre, la seconda lo scorso 30 novembre, il giorno dopo il Black Friday. «Da un lato si sensibilizzano i consumatori e dall’altro si dice alle aziende di liberarsi dei prodotti dannosi e di puntare sempre di più su quelli sostenibili – pannolini compostabili, mobilità elettrica, plastiche biodegradabili… ». Una battaglia che trova pieno riferimento nell’enciclica Laudato si’ di Francesco. Tutti temi che saranno tra le linee guida della Settimana sociale della Chiesa italiana che, dal 4 al 7 febbraio 2021, vedrà i cattolici italiani raccolti a confrontarsi e a trovare buone pratiche di lavoro, sviluppo ed economia. Becchetti è tra i protagonisti nella realizzazione dell’appuntamento di Taranto. La fede ha accompagnato costantemente questo cammino di consapevolezza professionale e personale? «Quando sei in un istituto cattolico scatta un po’ come la legge di Archimede: vieni spinto molto giù, messo sotto pressione dal punto di vista morale, e c’è chi per reazione esplode in senso opposto. Poiché io sono una persona molto quadrata, ho avuto una capacità di assorbimento buona, non ho subito questo effetto. L’associazionismo mi ha sempre accompagnato, dall’età di 16 anni e così la scelta di fede. Una costanza venuta un po’ meno a 27-28 anni, quando sono stato a Londra. Eppure proprio lì ho sentito forte il desiderio di ritornare alle mie radici».

L’EVENTO: LE SETTIMANE SOCIALI

#tuttoèconnesso è sottotitolo della prossima Settimana sociale dei cattolici italiani, che si terrà a Taranto dal 4 al 7 febbraio 2021. Il pianeta che speriamo, dice il titolo, nascerà dalla presa in carico di ambiente, lavoro e futuro. La presentazione dei Lineamenta, cioè del documento preparatorio in vista dell’evento, ha avuto luogo il 28 novembre con monsignor Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto e presidente delle Settimane, don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio Cei per i problemi sociali e il lavoro e l’economista Leonardo Becchetti. Cinque le piste di lavoro: si parte con i “i nodi da sciogliere”, cioè il momento dello studio e dell’analisi della situazione. Segue il “racconto” delle storie concrete delle persone; la terza è la ricerca e la rilettura di “buone pratiche” nel campo della sostenibilità, dell’economia e della finanza circolari nella prospettiva dell’ecologia integrale. La quarta è riservata ai giovani italiani che hanno chiesto di partecipare a Economy of Francesco a marzo per riflettere su come dare un’anima nuova all’economia. La quinta è una sintesi di proposte concrete da offrire alla società civile e a quella ecclesiale.