Preghiera a scatti

Abbiamo il potere illimitato di costruire immagini; di costruire immagini da immagini, e ancora nuove immagini. Il retaggio magrittiano avverte un pericolo di allarmante falsità, l’occhio indugia ma è quasi sempre certo, attratto da quell’irresistibile consistenza, concentrato di pomodoro. La Madonna ed il bambino si guardano, ma non si riconoscono. Sono ora un volto di fanciulla, ora degli scambi di carezze, ora ciò che l’occhio seleziona, e ritaglia. Così, dalla stessa immagine, l’occhio inventa tante storie, tutte vere e tutte false, reali? L’importante è guardarle e non fidarsi, leggerle come poesie, forma nuova. Che male c’è?

Posi davanti ad una fotocamera, ti concentri e pensi: “così, anzi così; ecco, così voglio che mi vedano” e sai che la tua foto, vittima di una pericolosa somiglianza con la realtà, causerà giudizi istantanei e irrevocabili. Osservi un’immagine: un uomo, sigaretta in mano, il volto piegato verso destra, l’andamento spensierato. Jean-Luc Godard ti mostra l’intera foto (Je vous salue, Sarajevo, 1993) e d’un tratto vedi il piede dell’uomo sferrare un calcio ad un altro uomo, morto per strada. Intorno a lui, due uomini con i mitra, e ancora un altro uomo morto per terra. Tu la guardi, la osservi e ci credi, ma Godard ti spiega che fuori da quel contorno così preciso ci sono anche parchi e fontane e paesaggi soleggiati e tu non sai se credergli ancora.