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Mostra fotografica “Scatti Liberi: l’Africa negli occhi dei bambini”

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Un progetto culturale di laboratori fotografici in Mali e Kenya per ragazzi in situazioni di disagio sociale. Una mostra fotografica sull’Africa, per la prima volta interamente realizzata dai bambini che la vivono e la abitano. E’ il progetto “Scatti liberi: l’Africa negli occhi dei bambini”concepito all’inizio del 2018 dal “Cortile dei Gentile” e voluto e sostenuto dal Cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura.

La mostra fotografica inaugurerà a Roma nel mese di novembre 2018. Tutti gli scatti saranno acquistabili e il ricavato sarà interamente utilizzato per sostenere e ampliare i laboratori fotografici già attivati in Mali e Kenya.

 

UN PROGETTO PEDAGOGICO E CULTURALE

La mostra “Scatti liberi: l’Africa negli occhi dei bambini”è un iniziale esperimento di raccontodifferente, interamente affidato a bambini, che attraverso l’arte e la creatività, apra una finestra su due società africane, il Mali e il Kenya, e permetta l’ingresso nel mondo del continente africano attraverso una prospettiva dal basso verso l’alto.

Nel mondo globalizzato attuale, infatti, esiste spesso una visione distorta e falsata dell’Africa, mentre la narrazione della questione migratoria è molto spesso lontana dalla realtà. “Scatti liberi” nasce dalla convinzione che la cultura e l’arte possano giocare ruoli fondamentali per far emergere aspetti sottaciuti e aiutare la comprensione dei fenomeni di mobilità umana, oltre che la conoscenza di popoli e Paesi solo apparentemente distanti da noi.

LA FOTOGRAFIA COME ALTERNATIVA CONCRETA ALLA STRADA

Il progetto «Scatti liberi: l’Africa negli occhi dei bambini» ha coinvolto nella primavera del 2018 bambini e adolescenti in situazioni di grave disagio, residenti nelle periferie di Nairobi (Kenya) e Bamako (Mali), in un percorso pedagogico e culturale, di formazione e integrazione. Nove ragazzi keniani e dieci maliani, di età compresa tra gli 8 e i 18 anni, sono stati inseriti in un corso propedeutico di fotografia e poi inviati come reporter a immortalare momenti, volti, ambienti della società in cui vivono. A guidare i ragazzi in questo percorso di formazione professionale e personale, due fotografi professionisti: Mohamed Keita, 25enne ivoriano migrato in Italia a causa della guerra civile, e Marco Pieroni,noto fotografo italiano da decenni impegnato sul fronte dei reportage in Paesi dell’Africa sub-sahariana. Da questo incontro – tra Mohamed e Marco, tra l’Italia e Africa – è nata una straordinaria collaborazione multiculturale, basata sull’ascolto reciproco e sulla condivisone, non solo professionale ma soprattutto umana.

Alla base del percorso, l’idea di formare una decina di ragazzi per Paese all’uso della macchina fotografica, portarli a prendere confidenza con lo strumento e a eseguire propri scatti, fino a sviluppare in loro una propensione professionale e artistica, che offrisse loro un’alternativa concreta alla vita di strada.

Il risultato sono decine di scatti sorprendenti, che fissano angoli dei quartieri degradati delle due città, isolano scene di vita quotidiana tra povertà e felicità, inquadrano occhi velati di speranza, rivelano potenzialità e virtù e offrono la visione di un mondo tutto particolare, osservato dagli occhi di bambini.

LA STORIA DI MOHAMED KEITA

Mohamed Keita è un immigrato ivoriano venticinquenne, partito dalla sua terra in preda alla guerra civile dopo aver perso entrambi i genitori a soli 13 anni, e giunto in Italia, dopo un drammatico viaggio, a 17. Nel nostro Paese ha potuto prima scoprire e poi coltivare la sua passione per la fotografia che, nel corso degli anni, è divenuta per lui arte e lavoro. Una volta stabilitosi a Roma e trovata una dimensione professionale, ha cominciato a sentire un irrefrenabile richiamo verso la sua terra d’origine.

Sul finire del 2016, ha quindi maturato l’idea di stabilire in Africa, a partire dal Mali, laboratori fotografici per bambini che vivono in situazioni di disagio, creare opportunità formative e lavorative e porre le condizioni per un riscatto sociale e artistico che eviti ai giovani il drammatico tragitto verso l’Europa da lui sperimentato, permettendogli di restare nel proprio Paese.

Da quando ha avviato il progetto, Mohamed trascorre in Africa alcuni mesi dell’anno (in media sei) per seguire direttamente le attività dei laboratori e svolgere lezioni ed escursioni.

MARCO PIERONI: IL DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA INNAMORATO DELL’AFRICA

Marco Pieroni pubblica la sua prima foto a 17 anni, a 26 inizia a girare il mondo, collaborando con emittenti come Quark e National Geographic e a 28 intraprende la professione di operatore cinematografico. Negli ultimi nove anni, mentre è impegnato nella realizzazione di oltre 150 film in Italia e all’estero, realizza il suo più importante progetto aristico – “Last Shot” -, un libro che racconta fotograficamente i contrasti sociali e ambientali nel nostro pianeta.

Profondamente innamorato dell’Africa, dedica la sua vita e la sua professione a provare a comprenderla e raccontarla: “Ho amato e continuo ad amare l’Africa da più di 30 anni – racconta. Mi sono ritrovato in questo Continente per vari motivi, ma quasi sempre per cercare di capirlo più profondamente.  Nell’ultimo mio viaggio mi sono dedicato esclusivamente all’educazione artistica ed emotiva dei “Street Boys”. Un atto di fede e di promessa per aiutare questi ragazzi a capire il mondo del lavoro e la passione per la rappresentazione della vita attraverso la fotografia. Una forma visiva del loro mondo ritratta con semplicità e spontaneità.

I PARTNER DEL PROGETTO

Il progetto “Scatti liberi” è stato reso possibile dal supporto e dalla collaborazione di Amref, che ha permesso al “Cortile dei Gentili” di attivare uno dei due laboratori fotografici a Nairobi, presso il Centro Dagoretti. Amref è la più grande organizzazione no profit che si occupa di salute in Africa. Dal 1957 lavora nelle aree più remote dell’Africa per il rafforzamento delle comunità attraverso progetti legati all’acqua, alla salute materna infantile, alla formazione sanitaria. Oltre il 97% del personale di Amref, in Africa, è africano, consapevoli che il futuro del continente è in mano agli africani.

In Mali, invece, il laboratorio di Keita è stato sostenuto e supportato da Pianoterra Onlus.