La Democrazia vince in America

In un anno come quello che abbiamo vissuto non possiamo di certo affermare che vi sia stata penuria di eventi memorabili: incredibili e devastanti per lo più, ma anche positivi e nuovi, che senz’altro, utilizzando un’espressione oramai desueta, “rimarranno negli annali”. La pandemia da Covid-19, il movimento Black Lives Matter, le elezioni presidenziali americane, l’Europa che si trova di fronte all’ennesima (e forse ultima) svolta con la gestione della crisi: si potrebbe continuare a lungo di tal guisa.

In questa sede si proporrà una breve riflessione sulle elezioni che qualche mese fa hanno deciso il volto ed il colore della cravatta del leader più potente del mondo. Giacché un’analisi politica sul risultato e sulla vicenda giudiziaria che ne è seguita è sicuramente inopportuna, non si può far altro che esprimere un giudizio sull’unico dato certo ed incontrovertibile di queste elezioni: l’affluenza. All’incirca 155 milioni di americani hanno espresso il loro voto. Restando ai freddi numeri questo valore potrebbe non dire nulla. Tuttavia, si tratta di un dato straordinariamente elevato, il più alto nella storia degli Stati Uniti. Ma cosa ha scatenato un aumento di circa 16 milioni rispetto a quattro anni fa, nelle storiche elezioni Trump-Clinton? Molti fattori, invero. Dato che l’elettorato bianco tende ad essere tendenzialmente stabile a livello quantitativo, è chiaro che la risposta vada ricercata nel coinvolgimento che queste presidenziali hanno suscitato nelle altre minoranze, probabilmente più colpite dai recenti avvenimenti.

Senza voler però ulteriormente analizzare il voto nelle sue componenti, sembra doveroso assumere una prospettiva più ampia per giungere ad una conclusione senz’altro più banale, ma non per questo meno vera. Una così vasta partecipazione popolare non può che significare nuova linfa nel circuito della democrazia, che storicamente in momenti di crisi come quello che viviamo viene messo severamente alla prova e tende a lasciarsi affascinare da pericolose derive autoritarie. Le difficoltà di questo periodo, le limitazioni alla libertà personale che tutti i paesi, seppur in misura differente, si sono visti costretti ad adottare hanno se non altro avuto un effetto positivo, ossia quello di far prendere coscienza alle persone dell’inestimabile valore dei loro diritti. Una reazione ed un attaccamento, quello mostrato dai cittadini americani alle loro radici come popolo libero e democratico, davvero invidiabili.

Insomma, il presidente che siederà alla scrivania Resolute nello Studio Ovale potrà contare su delle elezioni realmente democratiche, rappresentative e partecipate. Anche durante l’iter giudiziario inutilmente invocato dal presidente uscente, già emergeva chiara la prima vincitrice di questa tornata elettorale: la democrazia. Sembra in fondo che la lezione di Benjamin Constant ne “La libertà degli Antichi paragonata a quella dei Moderni” sia dopotutto tornata di moda. E di ciò non possiamo che rallegrarcene tutti.

Luca Manieri

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