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Quel che resta di Ratisbona: interrogare sé stessi interrogando gli altri

A cura di Gabriele Palasciano*.

Rem tene, verba sequentur

Marco Porcio Catone, detto “il Censore”

Del Discorso di Ratisbona si è parlato molto negli ultimi mesi. Dinanzi all’ignominiosa violenza compiuta in nome di Dio e ai difficili scenari di crisi globale, diversi intellettuali vi hanno auspicato un ritorno critico, sottolineando l’urgenza di una lettura attenta e di una sapiente analisi dei propositi “autentici” di Benedetto XVI. In uno scambio di opinioni che ho avuto qualche mese fa con il teologo belga Olivier Riaudel, professore all’Università Cattolica di Lovanio, mi ha colpito una sua affermazione in particolare: “il testo di questa conferenza è uno dei più importanti scritti di un pontefice negli ultimi anni”. E proprio quest’anno ricorre il decimo anniversario del celebre discorso papale pronunciato all’Università di Ratisbona, in Germania. Infatti, il 12 settembre 2006, nell’Aula Magna dell’Ateno tedesco, di fronte ai rappresentanti del mondo della scienza, Joseph Ratzinger tenne una lectio magistralis intitolata Fede, ragione e università. Ricordi e riflessioni. Si trattava di alcune considerazioni di alto spessore teologico e culturale riguardanti soprattutto la tematica del rapporto tra fede e ragione, un rapporto che, secondo lo stesso pontefice, esclude qualsiasi forma di violenza o di costrizione sia fisica che ideologica.

Da parte sua, il Cortile dei Gentili ha ascoltato in un primo momento le richieste e, in un secondo momento, accolto le istanze di quanti ritenevano indispensabile una riflessione più ampia sullo stesso discorso. Lo ha fatto ponendosi una domanda cruciale: cosa resta oggi del Discorso di Ratisbona? Così, in quest’anno 2016, numerose e prestigiose personalità del mondo universitario e della cultura – note a livello internazionale – ci accompagneranno nel nostro cammino di domanda e di ricerca. Parteciperanno credenti di diverse tradizioni religiose e non credenti, professori ed intellettuali statunitensi, canadesi, francesi, belgi, inglesi, italiani, spagnoli, svizzeri, tedeschi. Ciascuno offrirà, nel proprio ambito di ricerca, un pregevole contributo all’iniziativa. In sostanza, tre saranno gli orientamenti proposti contemporaneamente. Ci si interrogherà sulla possibilità di una lettura in chiave interculturale del testo di Benedetto XVI. Ci si chiederà in cosa consista la specificità del Logos cristiano rispetto alle altre tradizioni filosofiche e religiose dell’umanità. Infine, ci si interrogherà su quel che resta del Regensburger Rede. Tutto ciò avverrà in un clima di onestà intellettuale e di condivisione libera, ma pur sempre rispettosa, di pareri diversi. Tale è l’esigenza di un dialogo maturo e profondo. Quindi, chi vi cercherà un’analisi apologetica dell’allocuzione di Ratisbona ne resterà sicuramente deluso. Gli articoli appariranno nelle lingue in cui sono stati redatti: è anche questo, per così dire, il “tocco” internazionale del nostro Speciale.

L’insieme di questo lavoro è dedicato al compianto teologo irlandese Michael-Paul Gallagher scomparso lo scorso novembre. Gesuita e professore alla Pontificia Università Gregoriana, era stato anche collaboratore del Pontificio Consiglio della Cultura. Personalmente, ritengo che pochi come lui abbiano saputo creare ponti di dialogo tra fede e cultura contemporanea, incarnando quella sensibilità che rende possibile la presenza di orizzonti mentali più ampi.

Gabriele Palasciano* Gabriele Palasciano ha studiato teologia protestante, teologia cattolica, letteratura e civiltà francese, islamistica in Svizzera, Israele, Italia, Francia. Attualmente approfondisce gli studi di filosofia della religione e di teologia comparata all’Università di Vienna, in Austria. Dal 2014 collabora con il Cortile dei Gentili sotto la direzione di Padre Dr. Laurent Mazas. Cura lo Speciale intitolato Quel che resta di Ratisbona.