VENTO DEL SUD
Appena eletto: “Buonasera!”. L’indomani: “Misericordia!”. E’ un Papa bonario. Origini? Buenos Aires non a caso – traduzione dell’italiano Bonaria (l’importante santuario mariano a Cagliari in Sardegna). L’aria è buona dunque, tira un buon vento. Vento nuovo? Arie nuove. Armoniche per i nostri incalliti cuori postmoderni, in-coscienza desideranti misericordia.
18.IL CONGEDO DI BENEDETTO XVI, POTENZA DELL'UMANESIMO
Le dimissioni di Benedetto XVI costituiscono un avvenimento enorme per tutti.
Ancora non se ne vede - e non se ne può vedere - la portata nel suo complesso orizzonte e nella sua potenza umanistica. Si scriveranno saggi su saggi, volumi su volumi per le sue cause, implicazioni e conseguenze filosofiche, giuridiche, storiche, teologiche, sociologiche, psicologiche, politiche.
Basta già solo una domanda fra le tante per impegnare un'intera biblioteca e innumerevoli e difficili riflessioni: può dimettersi un papa? Il papa della Chiesa cattolica è il vicario di Cristo, un pastore di anime, un capo di Stato - Sommo Pontefice, espressione ereditata dal retaggio imperiale romano -, il vertice-rappresentante visibile di una cultura, di una tradizione, di una fede, di una istituzione, di una spiritualità, di una mistica. Così, il gesto di grandissimo coraggio e grandissima generosità, forza e responsabilità di quest'uomo, Joseph Aloisius Ratzinger, concentra in sè una messe infinita di questioni, direi interminati spazi di pensiero.
Tutti ne sono e saranno coinvolti, siano essi religiosi o non religiosi, laici o non laici, credenti in Dio o non credenti in Dio, secolaristi o clericali. Il Cortile dei Gentili è necessariamente chiamato ad affrontare questa montagna.
VATICANO: CORTILE GENTILI,SPAGNA NON INDIFFERENTE O LAICISTA
CARD.SISTACH E RAVASI,BILANCIO E SFIDE INIATIVA CON NON CREDENTI
(ANSA) - ROMA, 10 MAG - Il Cortile dei Gentili, la struttura voluta dal Papa per il dialogo con i non credenti, approda in Spagna dove, spiega l'arcivescovo di Barcellona Lluis Sistach, ''ci sono tante persone che non credono in Dio, ma anche tanti giovani che accettano senza pregiudizi che si parli loro di Dio, e alcuni laici e intellettuali non credenti che non sono indifferenti ai nostri temi, e dove c'e' una possibilita' di dialogo maggiore dei decenni scorsi''. Il card. Sistach, insieme con il card. Gianfranco Ravasi, che guida il Cortile dei gentili, e con il direttore esecutivo del progetto, padre Laurent Mazas, ha illustrato ai giornalisti la tappa di Barcellona, in calendario il 17 e 18 prossimi, sul tema ''Arte, bellezza e trascendenza''. Gli eventi saranno ospitati nel Museo nazionale d'arte catalana, nell'l'Universita', nell'Istituto di Studi catalani e nella Sagrada Familia del grande architetto Antoni Gaudi'. Proprio la presenza del Papa, nell'autunno di due anni fa, alla dedicazione al culto della chiesa-capolavoro, ha raccontato il card. Sistach, ha avvicinato molti ''indifferenti'' all'idea di interessarsi al cristianesimo. Dopo avere toccato diverse citta' in Italia - ultima in ordine di tempo Palermo, sui temi della legalita' - Francia, Romania, Albania, l'iniziativa, avviata da un anno dal Pontificio Consiglio per la Cultura, si rivolge quindi alla Spagna. E' gia' in calendario, per l'Italia, una tappa ad Assisi, il prossimo 6 ottobre, a pochi giorni dall'apertura del Sinodo sulla nuova evangelizzazione e dell'Anno della fede voluto dal Papa. Al centro dell'appuntamento di Assisi ci saranno la fede, il dialogo, le tematiche francescane. E' inoltre a buon punto l'organizzazione di un ''Cortile'' nell'ambasciata d'Italia presso la Santa Sede, aperta al Corpo diplomatico presso il Vaticano e presso il Quirinale, sul tema della verita' nella diplomazia. Altre tappe del Cortile allo studio, ha annunciato il card. Ravasi, Stoccolma, Berlino, Budapest, mentre si guarda oltre Europa, agli Stati Uniti, grazie all'invito della Conferenza dei benedettini degli Usa. Nel pieno di tanti progetti Ravasi non si sottrae a un primo bilancio dell'iniziativa. Da una parte lo ''straordinario successo'' e le ''continue richieste'' di istituzioni o paesi di coorganizzare incontri e confronti. Dall'altra gli ''insegnamenti'' per la Chiesa: ''non ci possiamo porre - ha spiegato Ravasi - con l'atteggiamento di chi insegna o impone, dobbiamo invece, a partire dalla nostra identita', ascoltare e non prevaricare l'altro; il linguaggio della cultura ha certo una sua stilistica, ma questa stilistica non esclude il trascendente''. Il percorso non e' certo facile, ha confermato il porporato, specialmente quando si affrontano temi caldi quali per esempio quelli bioetici, e nei vari Cortili non sono mancati toni accessi e ''attacchi'' alla Chiesa. Ma e' un percorso da compiere, e comunque positivo. Quello che invece piu' preoccupa il cardinale e' come raggiungere la ''indifferenza religiosa'', ''l'ateismo nazionalpopolare, che e' la forma dominante''. (ANSA).
Cortile dei Gentili a Barcellona: il dialogo passa attraverso la bellezza
Ascolta l'intervista
Dopo l’inaugurazione di ieri sera, il Cortile dei Gentili in corso a Barcellona sul tema “Arte, bellezza e trascendenza” è entrato oggi nel vivo con un nuovo momento di confronto fra intellettuali intrecciato con l’esecuzione di un quartetto d’archi. Anche quest’incontro della struttura vaticana dedicata al dialogo con i non credenti, che si concluderà oggi alla Sagrada Familia, è promosso, come di consueto, dal Pontificio Consiglio della Cultura. Dal capoluogo catalano il nostro inviato, Fabio Colagrande:
‘Può la bellezza salvare il mondo?’. Dopo l’inaugurazione nel Museo nazionale di arte catalana, il Cortile dei Gentili in corso a Barcellona riprende il cammino nell’Università cittadina per rispondere a questo celebre interrogativo di Dostoevskij. Sotto gli affreschi del paraninfo accademico, accompagnati dalla musica di Beethoven e Schubert, filosofi e storici dell’arte cercano quel nesso tra estetica ed etica evocato nel novembre del 2010 da Benedetto XVI proprio nella Santa Messa di dedicazione della Sagrada Familia di Antoni Gaudì. “La bellezza è rivelatrice di Dio – disse in quell’occasione il Papa – perché come Lui, l’opera bella è pura gratuità, invita alla libertà e strappa all’egoismo”. “Da Platone a Wittengstein, passando per San Tommaso d’Aquino, ricorda Francesc Torralba, filosofo e teologo catalano, nel pensiero occidentale la bellezza è sempre stata messa in connessione con la bontà”. “La bellezza è unità, come armonia delle differenze. La bellezza è verità poiché si oppone alla necessità, non la trova chi la cerca ma chi si fa sorprendere da essa”. “Tutta la bellezza del mondo – conclude - è un riflesso, una metafora dell’infinita bellezza di Dio”. Lo storico dell’arte Alessandro Zuccari, docente alla Sapienza, sottolinea invece l’identificazione tra bellezza e ‘pietas’ nelle opere di Caravaggio, che fu, al di là delle leggende nere, un “finissimo interprete dell’umanesimo cristiano”. Il Merisi rifuggiva dalla bellezza metafisica o ideale ma cercava nell’uomo l’immagine di Dio e in Dio quella dell’uomo. Insomma, come ricordava Simone Weil, già citata ieri al Cortile catalano, “Il bello è la prova sperimentale che l'incarnazione è possibile”.
«Agnostici più vicini a Dio dei fedeli di routine»
L' uomo che ha sparato a Erfurt, scarcerato, si scusa: «Mi vergogno, non volevo ferire nessuno». L' appello del Pontefice:
la Chiesa torni povera
Il Papa lascia la Germania. Napolitano: grazie per l' auspicio di un rinnovamento etico
FRIBURGO - Per «compiere la sua missione» e arginare la perdita di fedeli, la Chiesa si deve «demondanizzare», ovvero «liberare del suo fardello mondano e politico». Il congedo di Benedetto XVI dalla sua Germania è un richiamo vibrante alla sobrietà e radicalità evangelica: ai fondamenti di quella «domanda su Dio» per la quale, a Erfurt, aveva reso omaggio alla «passione» e alla fede di Martin Lutero.
Se il Papa apre il Cortile
Religione Benedetto XVI rilancia un termine che cambia significato più volte nel corso dei secoli
Se il Papa apre il Cortile dei Gentili
Il dialogo con gli atei, un problema (storico e lessicale) insoluto per la Chiesa
«La Chiesa dovrebbe anche oggi aprire una sorta di "cortile dei Gentili", dove gli uomini possano in una qualche maniera agganciarsi a Dio, senza conoscerlo e prima che abbiano trovato l' accesso al suo mistero». Così il Papa Benedetto XVI, nel discorso per gli auguri natalizi alla Curia romana, proponeva una formulazione del rapporto fra comunità credente e umanità in ricerca le cui suggestioni lessicali e storiche meritano di essere dipanate con cura.
Bobbio intervista il Cardinale Ravasi
Il Cardinale, presidente del Pontificio consiglio per la cultura, terrà una serie di incontri voluti dal Papa con intellettuali atei. Per far cadere i muri tra fede e scienza.
Credere è difficile, ma essere atei non lo è da meno. C'è qualche motivo perché atei e credenti si confrontino sulle loro reciproche difficoltà, sui loro pensieri, parole, opere e scelte, in modo che forse possano trovare armonia di argomentazioni senza rinunciare ognuno alla propria identità? Oppure devono continuare a vivere su sponde differenti, ignorandosi o peggio lanciandosi anatemi? La sfida è davvero straordinaria e i risultati lo possono essere altrettanto. La sfida l'ha lanciata Benedetto XVI poco più di un anno fa nel discorso alla Curia romana: «Al dialogo con le religioni deve oggi aggiungersi soprattutto il dialogo con coloro per i quali la religione è una cosa estranea. Io penso che la Chiesa dovrebbe anche oggi aprire una sorta di Cortile dei Gentili».
Adesso quel cortile apre le porte a Parigi alla fine di marzo (2011 ndr), quando intellettuali agnostici e credenti daranno vita al confronto. Ma altri "cortili" si costruiranno in Europa, nelle Americhe, forse anche in Africa e in Asia per iniziativa del Pontificio Consiglio della Cultura, presieduto dal Cardinale Gianfranco Ravasi, uno che di dialogo con intellettuali fieramente laici se ne intende.
Eminenza, cos'è questo cortile?
«Il luogo di un incontro, ma anche una metafora. Credenti e non credenti abitano la stessa terra e vivono nelle stesse aule delle università. Ma c'è il rischio che si isolino nel proprio recinto sacrale o laico, ignorandosi se va bene, o prendendosi a sberleffi nella maggior parte dei casi. Allora bisogna trovare uno spazio comune, abbattere muri di separazione nella cultura e negli atteggiamenti. Noi ci vogliamo provare».
Volete convertire gli atei?
«Assolutamente no. Non c'è alcuna attesa di conversioni, né di inversioni di cammini esistenziali di alcuno. Vogliamo solo proporre un dialogo che eviti il vuoto, gli stereotipi, la banalità. Le voci possono essere anche agli antipodi, ma devono saper creare armonia e migliorare la qualità del dibattito culturale, cioè la vita di tutti».
Lei ci ha già provato a Milano quando era a capo della Biblioteca Ambrosiana. L'ha suggerita lei l'idea al Papa?
«No. Il Papa viene da una cultura, quella tedesca, dove la teologia è considerata scienza a tutti gli effetti e in Germania un cortile è stato sempre aperto. Ma ha visto che purtroppo, in Europa soprattutto, tra laici e cattolici il linguaggio è sempre più autoreferenziale. Se manca il dialogo non si va da nessuna parte».
Però lei ci aveva provato?
«Sì e devo ammettere che a Milano negli anni passati si è fatta qualche prova di cortile dei gentili. Metà dei miei amici non sono credenti. Continuo a discutere anche a Roma al Pontificio consiglio con laici come Giulio Giorello e Umberto Eco».
Perché la Chiesa fatica a discutere, nonostante il Concilio?
«Dobbiamo ammettere che anche la Chiesa ha contribuito a erigere muri, o almeno siepi, di separazione. Credo per unmalinteso senso di autoprotezione o di autodifesa».
Ma anche i laici hanno concimato siepi...
«Sì. La teologia non èmai stata considerata un pensiero rigoroso, come filosofia o scienza. La cultura cattolica è ritenuta più fluida e meno consistente dal punto di vista del metodo e dei paradigmi rispetto a quella laica».
Davvero gli intellettuali laici sono tutti fieramente anticlericali?
«No. È una convinzione sbagliata che nasce dal radicarsi di quello che io chiamo "ateismo nazional-popolare", rappresentato da associazioni e personaggi pittoreschi, intellettuali da salotto televisivo. Lì volano gli schiaffi e gli sberleffi e tutto fa la gioia dei fondamentalisti in entrambi gli schieramenti».
Scienza e teologia possono incontrarsi?
«Vedremo. Io dico che scienza e teologia non hanno statuti conflittuali, ma sono incomparabili, procedono su due binari, magari paralleli, perché usano metodi differenti. Qualcuno sostiene che i binari non si incontreranno mai, qualche altro che è inutile procedere. Io dico che gli scambi sono possibili».
Anche se la Chiesa propone valori non negoziabili e viene accusata di imporre visioni etiche blindate?
«La fede deve sempre saper dare ragione di sé stessa, deve depurarsi di ogni rigidità, deve conoscere in modo puntuale e preciso il livello scientifico del dibattito, soprattutto su questioni delicate come quelle bioetiche. Non si può più far finta di sapere qualcosa e poi imporre un proprio sistema etico punto e basta. La stessa cosa deve fare la scienza, accettando l'orizzonte della trascendenza».
E chi non crede?
«Va rispettato. Ma il vero ateo non è mai sprezzante, sarcastico o dissacratorio. Così come il vero credente evita la scorciatoia del devozionalismo».
Non c'è il rischio che nel cortile si rinunci alla propria identità per quieto vivere?
«L'obiezione è diffusa e seria. Per un autentico dialogo vanno esclusi gli estremismi e gli integralismi, ma va evitato anche il sincretismo ideologico che porta alla definizione di un minimo comune denominatore, che non serve a nessuno. Si possono scoprire consonanze anche in contributi differenti che rimarranno sempre tali. La cosa importante è suscitare la ricerca attorno, in definitiva, alla questione di Dio, che potrà anche rimanere sconosciuto e ignoto alla fine per molti, ma sul quale nessuno è autorizzato a negare che ci si debbano porre domande (ndr)».
Il Papa su twitter: intervista ad Antonio Spadaro
Anche il Papa, dopo un piccolo gruppo di cardinali, tra i quali Ravasi, avrà il suo account su twitter. Segno della sempre più ampia determinazione del Vaticano ad aprirsi ai nuovi linguaggi. Sul significato di questa apertura, abbiamo intervistato padre Antonio Spadaro, direttore della "Civiltà Cattolica".
Ci Presentiamo
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Fratello Ateo, nobilmente pensoso, D.M. Turoldo |
“Io penso che la chiesa dovrebbe anche oggi aprire una sorta di ‘Cortile dei Gentili’ dove gli uomini possano in una qualche maniera agganciarsi a Dio, senza conoscerlo e prima che abbiano trovato l’accesso al suo mistero, al cui servizio sta la vita interna della Chiesa. Al dialogo con le religioni deve oggi aggiungersi soprattutto il dialogo con coloro per i quali la religione è una cosa estranea, ai quali Dio è sconosciuto e che, tuttavia, non vorrebbero rimanere semplicemente senza Dio, ma avvicinarlo almeno come Sconosciuto”
Discorso alla Curia romana, 21 dicembre 2009
“Ho passato una vita sulla frontiera, ad ascoltare le ragioni degli altri, a cercare di comprendere le loro motivazioni. Perciò penso che anche nella comunità cristiana non si debba avere paura delle diversità”.
Il Cortile dei Gentili
Il Tempio di Gerusalemme era il luogo in cui Dio aveva fissato la sua presenza e per questo il popolo di Israele saliva alla collina del Tempio per “incontrare Dio”, per “vedere il suo volto”, per adorarlo e ascoltare la sua voce. Attorno a quella stanza cubica chiamata “Santo dei santi” – il luogo della presenza di Dio, la cui vista da parte dei credenti era preservata da una tenda – vi era uno spazio riservato ai sacerdoti per compiere i sacrifici, quindi un altro spazio destinato ai credenti figli di Israele, uomini e donne... Ma nella medesima zona del Tempio vi era anche un’altra area, pensata per gli “altri”, i non ebrei, i non credenti nel Dio Uno e unico di Abramo, di Isacco e di Giacobbe: uno spazio per gli altri, così come al centro vi era quello spazio per l’Altro-Dio.








