Cortile dei Gentili
  • Giuliano Amato mentre interviene alla conferenza del Cortile dei Gentili tenuta presso la sede parigina dell'UNIESCO, durante l'evento del marzo 2011
  • Panoramica dei partecipanti alla conferenza tenuta alla sede francese dell' UNESCO, durante l'evento del Cortile dei Gentili a Parigi nel 2011
  • Padre Laurent Mazas, direttore del Cortile dei Gentili
  • (da destra) Père Patrick Jacquin, M. Michel de Virville, Julia Kristeva, Père Laurent Mazas, Père François Bousquet durante un dibattito al Collegio delle Bernardins
  • Paddy Kelly cantante ed autore dell'Inno del Cortile dei Gentili
  • Dominique Ponnau, Julia Kristeva e Jean Luc Marion durante un dibattito del Cortile all Sorbonne

Le dimissioni di Benedetto XVI costituiscono un avvenimento enorme per tutti.

Ancora non se ne vede - e non se ne può vedere - la portata nel suo complesso orizzonte e nella sua potenza umanistica. Si scriveranno saggi su saggi, volumi su volumi per le sue cause, implicazioni e conseguenze filosofiche, giuridiche, storiche, teologiche, sociologiche, psicologiche, politiche.

Basta già solo una domanda fra le tante per impegnare un'intera biblioteca e innumerevoli e difficili riflessioni: può dimettersi un papa? Il papa della Chiesa cattolica è il vicario di Cristo, un pastore di anime, un capo di Stato - Sommo Pontefice, espressione ereditata dal retaggio imperiale romano -, il vertice-rappresentante visibile di una cultura, di una tradizione, di una fede, di una istituzione, di una spiritualità, di una mistica. Così, il gesto di grandissimo coraggio e grandissima generosità, forza e responsabilità di quest'uomo, Joseph Aloisius Ratzinger, concentra in sè una messe infinita di questioni, direi interminati spazi di pensiero.

Tutti ne sono e saranno coinvolti, siano essi religiosi o non religiosi, laici o non laici, credenti in Dio o non credenti in Dio, secolaristi o clericali. Il Cortile dei Gentili è necessariamente chiamato ad affrontare questa montagna. 

Pubblicato in Nuovo umanesimo
Giovedì, 28 Giugno 2012 00:00

Il Cortile di Palermo. Una testimonianza.

Questa volta per scrivere mi sono vestita di tutto punto. Computer sulla scrivania. Niente divano. Ognuno ha le sue debolezze feriali, soprattutto se, per esigenze di servizio (lavoro in sala stampa alla Camera), è costretto a rispettare un certo dress code. Ma per me a Palermo è suonata una sveglia mentale. Forma è sostanza, quindi smetto gli indumenti domestici quelli dell’abitudine, della pigrizia, come ho capito di dover fare con i pensieri. Giornalismo professione intellettuale, si dice. E poi ti accorgi che il tuo cervello macina, in versioni diverse, sempre gli stessi argomenti (la politica è ripetitiva, a quanto pare). Più pensieri, più parole, uguale più persona. L’emergenza è individuale prima che sociale, ci si dimentica facilmente di se stessi. Poi ti trovi una sera quasi schiacciata dalla potenza del Duomo di Monreale con qualcuno che, come se ti leggesse nel pensiero, dice che “la bellezza è solo l’inizio del terribile, ferisce, inquieta, turba” perché è la luce “continuamente riposta nelle tenebre di grembi oscuri“. Bene, allora è tutto regolare. La bellezza mi dà le vertigini, ma recepisco il suo messaggio, accetto la sfida. “Abbiamo bisogno di un pensiero che artigli la coscienza”, dice il cardinale Ravasi. E’ vero e lo è per molti, anche per quelli che non ne sono ancora consapevoli. Nel Duomo il silenzio è assoluto. La provocazione è chiara: uscire dalla mucillagine dell’indifferenza anche verso la nostra stessa vita, ricollegare la coscienza al mainframe dell’Essere, scoprirsi immagine generativa di quella Volontà, semi di senso. Tutto il resto viene di conseguenza. Il diritto e la morale, la responsabilità e l’impegno, la verità si impone sulla menzogna. Chi uccide, in tutti i modi possibili, una persona non ha giustificazioni se non bugiarde. E “la bruttezza, l’immoralità, l’illegalità uccidono la persona” scandisce Ravasi, mentre nella città sottostante brulicano paradigmi malavitosi. E comunque, rifletto, non c’è bisogno di essere criminali per danneggiare gli altri. Basta essere pigri. “Cultura vuol dire verità”.  Verità? “E’ una dimensione che ci precede e ci eccede, spiega il Cardinale, che si conquista nella ricerca permanente, la verità non si ha, vi si è. L’arte ha una grande forza di rappresentazione della verità, perché tende all’infinito e mostra l’invisibile nel visibile”. Anche il mio lavoro ha molto a che fare con la verità, soprattutto con il suo difficile discernimento. L’uomo, ricordano, si distrugge con una politica senza principi. Mi torna molto utile allora il settenario indiano: ricchezza-lavoro; intelligenza-carattere; affari-morale; scienza-umanità; religione-fede; amore-sacrificio di sé.

Ora un rapido zibaldone di pensieri, espressi da alcuni relatori, e che in me hanno avuto una particolare risonanza.

Remi Brague - Il perdono è essenzialmente personale, la persona è il soggetto e l’oggetto del perdono. Il perdono implica la presa in carico della propria responsabilità.

Nando Dalla Chiesa - Dio misura il cammino della persona, le sue fatiche, più che i risultati. Il giusto non è il senza macchia, ma chi nel momento decisivo che la vita gli propone prende la responsabilità di fare del bene agli altri.

Enrico Rusconi - La Chiesa si occupa di tante cose e sullo sfondo restano incarnazione e redenzione. Ma voi cosa capite della prima parte del Credo? 

Francesco D’Agostino -  In certo laicismo c’è la convinzione che le religioni siano pericolose al contrario del sistema dei diritti umani. Ma c’è un fondamentalismo anche nei diritti umani es. terrore giacobino: sii mio fratello oppure ti uccido. La religione riconcilia l’individuo con l’assurdità del mondo, i diritti umani no, hanno una chiave strettamente procedurale.

 

Ugo Perone - Non c’è nessun per me e per noi che non sia anche per tutti, non c’è nessun per tutti che non sia anche per me e per noi. Il comunismo ha sacrificato il per me al per tutti, i liberali partono dal per me per arrivare teoricamente al per tutti. La perfetta corrispondenza tra per noi e per tutti non c’è, c’è n’è una possibile.

Giuliano Amato - La democrazia deve mantenere un’area di intolleranza verso gli assoluti su cui si fonda, es. dignità dell’essere umano. Il punto è quando vengono sostenute posizioni assolute su temi sui quali si può negoziare. Affermazioni che attengono a questioni penultime come se fossero questioni ultime e viceversa.

 

Infine un paio di riflessioni a latere. La prima è che la formula del Cortile dei Gentili è geniale perché, pur essendo uno spazio virtuale e nomade, crea contatti reali, fisici tra persone e lascia dietro di sé insediamenti stabili di dialogo e approfondimento. Dunque è un mezzo di incontro e comunicazione ampio come il web, ma vero come una stretta di mano. La seconda riflessione è che, se il Cortile viene richiesto in decine di luoghi diversi, è perché echi della “sveglia” sono arrivati lontano, e nella cosiddetta società liquida del pensiero debole sono molti invece, credenti e non, ad accettare la sfida sui massimi sistemi, a sentirne l’urgenza. Questo è molto entusiasmante, c’è una grande voglia di farne parte.

 

                                                                                       

Noemi Giunta

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Ieri, 12 giugno 2012, il Pontificio Consiglio della Cultura ha compiuto 30 anni di attività. Per festeggiare è stata organizzata una giornata dal titolo” Pastorale delle Culture” a cui sono intervenuti moltissimi ospiti: il presidente emerito del Pontificio Consiglio della Cultura, il Card. Paul Poupard, il presidente, il card. Gianfranco Ravasi, il Filosofo francese Fabrice Hadjadj e l’attuale direttore di Rai Educational, Giovanni Minoli. La giornata è stata densa di contenuti a partire dall’intervento del di Mons. Melchor Sanchez de Toca y Alameda. che ha tracciato una breve ma esaustiva storia dell’Istituzione Pontificia vaticana, fortemente voluta da papa Paolo VI che colse il frutto del Concilio Vaticano II il quale vi dedicò un'intera sezione della costituzione pastorale "Gaudium et Spes", sottolineando la grandissima importanza del dialogo con la cultura “per il pieno sviluppo dell'uomo, i molteplici legami tra il messaggio della salvezza e la cultura, il reciproco arricchimento della Chiesa e delle diverse culture nella comunione storica con le varie civiltà” (Gaudium et Spes, 53-62).

Raccogliendo la ricca eredità di Paolo VI, del Concilio Ecumenico Vaticano II e del Sinodo dei Vescovi, Giovanni Paolo II infine crea, nel 1982, il Pontificio Consiglio per la Cultura (Lettera autografa al Cardinale Segretario di Stato, 20 maggio 1982).

Con la Lettera Apostolica in forma di Motu proprio Inde a Pontificatus, del 25 marzo 1993, Giovanni Paolo II unisce il Pontificio Consiglio per il Dialogo con i non credenti (fondato nel 1965 da Paolo VI) al Pontificio Consiglio della Cultura, per formare un unico organismo, che porta il nome di Pontificio Consiglio della Cultura: “la sintesi tra cultura e fede non è solo un esigenza della cultura ma anche della fede. Una fede che non diventa cultura non è una fede non pienamente accolta, non integralmente pensata non fedelmente vissuta” Giovanni Paolo II, Epistola del 20 maggio 1972) . Giovanni Paolo II era fortemente convinto dell’importanza della Cultura come espressione dell’uomo e nel discorso all’Unesco fissò definitivamente la cultura come terreno d’incontro.

Il Pontificio Consiglio della Cultura è cresciuto negli anni e, come spiegherà il Card. Ravasi nel  proprio intervento, è ancora intenzionato a crescere aggiungendo altri dipartimenti ai sette oggi esistenti: Ateismo/Cortile dei Gentili, Fede e Cultura, Arte e Fede, Cultura nel mondo, Comunicazione&Linguaggi, Scienze Umane, Organismi Internazionali di Cultura e Cultura&Sport.

Dopo questa breve rassegna storica, è Giovanni Minoli a presentare il documentario che Rai Educational ha prodotto per raccontare la storia del Pontificio Consiglio della Cultura. Minoli ha espresso parole di profondo rispetto verso questa istituzione e verso la cultura, segno distintivo dell’umanità.

Il documentario, prodotto dalla bravissima Antonia Pillosio, ha sottolineato le tappe fondamentali del Pontificio Consiglio della Cultura ieri ed oggi. Il fulcro è il profondo legame della Chiesa con la cultura, con il mondo dell’arte e degli artisti e il con Cortile dei Gentili. Per il dialogo con la cultura scientifica e non solo, tappa fondamentale è stata la riabilitazione di Galileo Galilei, padre della scienza sperimentale, da parte della Chiesa Cattolica durante il pontificato di Papa Giovanni Paolo II (31 ottobre 1992). Per l’arte sono stati egregiamente ricordati gli incontri di papa Benedetto XVI con duecentosessanta artisti nella Cappella Sistina il 21 novembre del 2009, e l’attenzione particolare che il suo predecessore, l’amatissimo papa Giovanni Paolo II, aveva verso questo mondo: “A quanti con appassionata dedizione cercano nuove « epifanie » della bellezza per farne dono al mondo nella creazione artistica (…) Per questo l'artista è capace di produrre oggetti, ma ciò, di per sé, non dice ancora nulla delle sue disposizioni morali. Qui, infatti, non si tratta di plasmare se stesso, di formare la propria personalità, ma soltanto di mettere a frutto capacità operative, dando forma estetica alle idee concepite con la mente (…)”. (Lettera agli artisti, Papa Giovanni Paolo II, 1999).

Per il Cortile dei Gentili, oltre alla sua breve ma intensa storia come istituzione del Pontificio Consiglio della Cultura, è stato evidenziato il dualismo fisico e virtuale. Quest’ultimo si costituisce come segnale evidente di una apertura a nuove forme di linguaggio spesso troppo innovative per chi non è un “nativo digitale”, ma comunque studiate e utilizzate come apertura alle nuove forme di comunicazione. Proprio in occasione del trentennale è stato pubblicato il nuovo sito del Pontificio Consiglio della Cultura.

Dopo il documentario, il Card. Ravasi ha fatto un breve discorso in cui ha descritto come si compone il Pontifico Consiglio della Cultura oggi e le speranze di creare nuovi sezioni domani. Ravasi si è soffermato anche sull’importanza della comunicazione digitale e sulla necessità di superare queste nuove barriere comunicative per migliorare le capacità di dialogo.

È stata poi la volta del filosofo francese Fabrice Hadjadj, in gioventù anarchico e nichilista, convertito al cattolicesimo all’età di 30 anni, che per quasi un’ora ha deliziato la platea attenta con una serie di riflessioni sul post –umanesimo, sottolineando l’urgenza della religione cattolica come unica forma possibile di salvezza. Le sue riflessioni sono partite da molto lontano e hanno viaggiato tra millenni di storia soffermandosi sull’estetica e la necessaria ricerca della bellezza, ideale inseguito anche da personaggi storicamente e umanamente imperdonabili come Hadolf Hitler. Quest’ultimo è descritto come un esteta che nonostante l’efferatezza delle sue azioni chiedeva allo stilista Hugo Boss consigli sulle divise del suo brutale esercito, fino a far diventare la compagnia di moda tedesca fornitore ufficiale del partito hitleriano.  

Sul finire del suo intervento Hadjadj  si è concentrato sul post-umanesimo contemporaneo. Il post-umanesimo prende tre forme che tra loro si oppongono in un meccanismo che, quando si denuncia l’errore dell’una, fa si che l’uomo sia spinto a cadere nell’errore dell’altra. Una volta erano il comunismo ed il capitalismo che si confortavano e scontravano, denunciandosi a vicenda. Oggi, invece, parliamo di: tecnicismo, l’ecologismo, fondamentalismo. Il post-umanesimo è la chiave di lettura dell’uomo contemporaneo infine abbandonato. Ci sono tre modi per abbandonare l’Uomo: o si va verso il superuomo, e si arriva al tecnicismo; o si pretende di tornare alla natura, ed ecco l’ecologismo; o si predica il dissolversi in Dio, ed ecco il fondamentalismo. Questi tre modi di abbandonare l’uomo sono anche tre modi di abbandonare la Storia, cioè il tempo lungo, la durata della vera cultura e della vera politica. Percorrendo queste vie si precipita verso l’istantaneo della macchina, ed è ciò che fa il tecnicista cercando la felicità nel digitale, il “doppio-click”; oppure, si regredisce verso i cicli della natura, ed questo il caso dell’ecologista che “brama la gioia delle scimmie arboricole”; o si cerca l’estasi nell' aldilà degli eletti, ed è ciò che fa il fondamentalista che si sottomette ad un divino disincarnato ed irrazionale.

L’intervento di Hadjadj è stato molto importante soprattutto perché ha ideologicamente rafforzato il rapporto tra fede e cultura.

Trent’anni di Pontificio consiglio della Cultura hanno significato tanto per i rapporti tra Fede e Cultura, apertura imprescindibile per un dialogo necessario a “non abbandonare l’Uomo”. Tra trent’anni speriamo che questa istituzione sia ancora cosi nuova e a braccia tese verso il futuro.

 

Natalia Martone


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Perché proporre un Nuovo Umanesimo? Forse perché si è realizzata la profezia di Friedrich Nietzsche riguardo all’affermazione del nichilismo?

Iniziamo a indagare la questione: il nichilismo dice che ogni valore non ha più valore, non contiene più verità. Così anche il futuro diviene difficile da progettare, tanto più nel tempo presente trafitto dalla crisi del sistema economico.

Ora però dobbiamo guardare avanti, non per costruire un nuovo sistema ideologico, ma una cultura e una mentalità che superi antichi pregiudizi di contrapposizione.

Beninteso, la dialettica è fondamentale. Qui non si intende omologare le persone o stabilire un conformismo, una sorta di consociativismo tra intelletti.

Il mondo attuale è sempre più segnato dalla vicinanza tra popoli e persone di diversa provenienza, religione, cultura. Il fattore religioso - qui in crisi, altrove in espansione - assume sempre più un ruolo decisivo nella storia degli uomini, anche purtroppo nelle sue forme più radicali.

Il Cortile dei Gentili, che guarda in primo luogo a credenti e non credenti, dovrà favorire e stimolare la nascita di un nuovo concetto di laicità da intendersi, essa stessa, come Nuovo umanesimo. In questo senso, occorrerà superare quegli antichi pregiudizi oppositivi sorti secoli fa prima di tutto per ragioni sociali e politiche.

Le fede ha i suoi argomenti, la ragione ha i suoi argomenti, ma entrambe sono minacciate dal rischio di ideologismo e fideismo, cioè dal rischio del fondamentalismo che scarta ogni libero pensiero e libero discernimento.

Se l’uomo rinuncia al pensiero critico, rinuncia all’umanesimo.

Questo blog, secondo l’impostazione del Cortile dei Gentili, intende contribuire a tratteggiare un ambiente, un terreno comune, un linguaggio comune tra il non credente e il credente, in primo luogo per mettere in figura un possibile futuro di progresso.

Il nichilismo, infatti, per prima cosa abbatte l’idea di futuro. E noi non possiamo rimanere a guardare in preda al disfattismo, o all’accidia, alla sfiducia o, peggio, al cinismo.

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Lunedì, 19 Settembre 2011 18:18

Augurio del Papa

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GENTILI: nel Cortile un'alleanza per l'uomo.

Brague:«Nella fede cristiana l'unica etica davvero universale»


Hegel chiamava il cristianesimo «la religione assoluta». La frase scandalizza la nostra epoca che ama insabbiare i segni cristiani. Viene compresa come la pretesa di "possedere la verità", come si suol dire per guardarsi bene dal pronunciarla. Nondimeno, questa frase mi pare vera, anzi di un'evidenza banale, se si bada a restituire alle parole il loro senso, tutto il loro senso e soprattutto nient'altro che il loro senso. Ab-solutus è un doppione di "assolto", sciolto dal legame con i peccati che intralciavano. "Assoluto" vuol dire che una cosa è liberata, sbarazzata da tutto ciò che essa stessa non è.

Pubblicato in Articoli
Lunedì, 05 Settembre 2011 10:20

La religione creatrice di cultura

La religione creatrice di cultura: intervista con Gianfranco Ravasi sul 2008 come "Anno europeo del dialogo interculturale"

La religione è «un’anima che pervade dimensioni diverse e passa anche aldilà della cultura», entrando all’interno della società e dell’uomo con «tutte le sue sfumature, in tutti i suoi lineamenti, in tutte le sue fisionomie». Il pensiero è dell'arcivescovo Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, riferito al 2008 come Anno europeo del dialogo interculturale. Su questo evento, e sull'impegno della Chiesa, ecco il pensiero del presule, intervistato da Giovanni Peduto:

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Il Cortile dei bambini

cortiledeibambini.blogspot.it

Il Cortile è un museo all'aperto, una biblioteca senza porte, un auditorium senza tetto

La vita, la morte, la storia, il male e il dolore, l’amore e la libertà, l’arte e la musica, sono i nostri campi di attività.
Un carrello pieno di carta e colori correrà con noi sui binari-disegni dei bambini di tutto il mondo.
Le Cortili-Fermate saranno i nostri luoghi di incontro, le Finestre-Università faranno da cornice alle nostre indagini e scoperte, e riempiremo i sagrati delle Cattedrali di voci, musiche, colori, domande, storie e racconti.

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