Uno dei miei maestri all'università "La Sapienza", il professore Gennaro Sasso di Filosofia teoretica, una volta disse - lui, liberale crociano, non cattolico e non proprio amico della Chiesa cattolica o di altre chiese - che l'atteggiamento intellettuale proprio dell'ateismo è paragonabile alla Nike di Samotracia. In breve: negare Dio è comunque porsi nella dimensione religiosa. Così, se a me Dio manca in quanto ateo, comunque, negandolo, mi muovo in esso e lo cerco. Cosa o chi cerchi - e in che modo io lo cerchi - è questione successiva e aperta, ma resta fermo che, stando così le cose (cioè negando), io mi muovo comunque nell'orizzonte del divino. Così l'ateo, diceva Sasso, è come la Nike a cui manca la testa: le manca ma, mancandole, vi è coinvolta, insomma la cerca, vive cioè tale mancanza. Beninteso, all'ateo non manca la testa perchè è tonto, ma perchè alla Nike semplicemente manca la testa. E, beninteso, l'ateo può non cercare Dio, o sentire la necessità di cercare Dio, ma negandolo - se Sasso ha ragione - ne afferma teoreticamente, in qualche modo, l'esistenza. Ed ecco perchè aveva ragione Carlo Maria Martini quando diceva che in noi vive ogni giorno - direi, ogni momento - un credente in Dio e un non credente in Dio, ed ecco il senso fondamentale della ricerca e dell'approfondimento della…