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Nuovo umanesimo (19)



Procedo con alcuni spunti: 1.Mi si permetta di aprire in prima persona: sono dieci anni (ora ne ho 34, di anni) che cerco di definire sul piano filosofico la distinzione tra clericalismo e cristianesimo, tra atteggiamento anti-clericale e atteggiamento anti-ecclesiastico. La frase in spagnolo su riportata non è, come in tanti potrebbero disgraziatamente pensare, una dichiarazione di un radicale dell'Ottocento o del Novecento. E' invece una dichiarazione del cardinale Bergoglio (2012), oggi nuovo pontefice Francesco, che vedete qui in foto in metro. Cosa significa? In pochissime parole: lotta contro l'idolatria (una lotta presente nella Bibbia dall'inizio alla fine). 2. Oggi Ezio Mauro scrive: "Bergoglio infatti nelle sue prime parole non si è mai definito Papa (cioè sovrano e Vicario di Cristo) ma vescovo, quindi pastore, e ha annunciato che il vescovo di Roma e il suo popolo cammineranno insieme" (vds. Id., Rivoluzione a San Pietro, in "La Repubblica", 14 marzo 2013, p. 55). Credo che il direttore di "Repubblica" abbia colto uno dei segni fondamentali di quei pochi minuti nei quali il nuovo pontefice ha offerto una prima manifestazione di sè e delle sue posizioni. In questo, Ezio Mauro ha mostrato una rara capacità di leggere le cose della Chiesa…
Le dimissioni di Benedetto XVI costituiscono un avvenimento enorme per tutti. Ancora non se ne vede - e non se ne può vedere - la portata nel suo complesso orizzonte e nella sua potenza umanistica. Si scriveranno saggi su saggi, volumi su volumi per le sue cause, implicazioni e conseguenze filosofiche, giuridiche, storiche, teologiche, sociologiche, psicologiche, politiche. Basta già solo una domanda fra le tante per impegnare un'intera biblioteca e innumerevoli e difficili riflessioni: può dimettersi un papa? Il papa della Chiesa cattolica è il vicario di Cristo, un pastore di anime, un capo di Stato - Sommo Pontefice, espressione ereditata dal retaggio imperiale romano -, il vertice-rappresentante visibile di una cultura, di una tradizione, di una fede, di una istituzione, di una spiritualità, di una mistica. Così, il gesto di grandissimo coraggio e grandissima generosità, forza e responsabilità di quest'uomo, Joseph Aloisius Ratzinger, concentra in sè una messe infinita di questioni, direi interminati spazi di pensiero. Tutti ne sono e saranno coinvolti, siano essi religiosi o non religiosi, laici o non laici, credenti in Dio o non credenti in Dio, secolaristi o clericali. Il Cortile dei Gentili è necessariamente chiamato ad affrontare questa montagna. 
Uno dei miei maestri all'università "La Sapienza", il professore Gennaro Sasso di Filosofia teoretica, una volta disse - lui, liberale crociano, non cattolico e non proprio amico della Chiesa cattolica o di altre chiese - che l'atteggiamento intellettuale proprio dell'ateismo è paragonabile alla Nike di Samotracia. In breve: negare Dio è comunque porsi nella dimensione religiosa. Così, se a me Dio manca in quanto ateo, comunque, negandolo, mi muovo in esso e lo cerco. Cosa o chi cerchi - e in che modo io lo cerchi - è questione successiva e aperta, ma resta fermo che, stando così le cose (cioè negando), io mi muovo comunque nell'orizzonte del divino. Così l'ateo, diceva Sasso, è come la Nike a cui manca la testa: le manca ma, mancandole, vi è coinvolta, insomma la cerca, vive cioè tale mancanza. Beninteso, all'ateo non manca la testa perchè è tonto, ma perchè alla Nike semplicemente manca la testa. E, beninteso, l'ateo può non cercare Dio, o sentire la necessità di cercare Dio, ma negandolo - se Sasso ha ragione - ne afferma teoreticamente, in qualche modo, l'esistenza. Ed ecco perchè aveva ragione Carlo Maria Martini quando diceva che in noi vive ogni giorno - direi, ogni momento - un credente in Dio e un non credente in Dio, ed ecco il senso fondamentale della ricerca e dell'approfondimento della…
Se si discute di orizzonte post-moderno occorre riconoscere che con la fase discendente delle ideologie cede ogni riferimento fondamentale condiviso, e tale cedimento conduce al venir meno della convinzione di ogni possibile visione universale e stabile del reale (universalismo si contrappone a relativismo). Lo sfarinamento storico di tali grandi riferimenti relativizza ogni contenuto normativo, esaltando così la provvisorietà e temporaneità, il disimpegno, il sensazionalismo che prevale sulla ragione, la predilezione dell’istante e l’indifferenza. Si giunge, così, a quel politeismo dei valori teorizzato da Max Weber e - insieme - la loro svalutazione, così come la pensò Friedrich Nietzsche, che scrisse: «Che cosa significa nichilismo? Significa che i valori supremi si svalutano. Manca lo scopo. Manca la risposta al perché?». Vittorio V. Alberti
Nel panorama culturale italiano - così minato nel profondo come tanti altri panorami e ambiti - sono sicuro che la proposta del Cortile dei Gentili costituisca la più rilevante e forte istanza degli ultimi decenni. In ogni sua articolazione, in ogni sua prospettiva, in ogni suo intento, esso definisce i tratti di un itinerario libero, rigoroso e creativo rivolto a un possibile futuro di qualità: la qualità, della quale si sente disperato bisogno in questa Italia che a tanti miei coetanei appare un Paese dal futuro morto. Una domanda di rigore e qualità. Ecco cosa credo sia emerso, in primo luogo, dal dibattito (dialogo, per usare il lessico del Cortile) su “Cinema e Bellezza”, organizzato dal Vicariato di Roma domenica 18 novembre, in collaborazione con il Cortile dei Gentili, il Centro sperimentale di cinematografia e Rai 150, che ha riunito Giuliano Montaldo e Lina Wertmüller, Matilde Bernabei e Giorgio Pasotti, e che ho avuto la fortuna di moderare. Oggi c’è un problema di umanesimo: un umanesimo che si sta sempre più fiaccando e affievolendo sotto i colpi poderosi di un presente incomprensibile e di un futuro non intelligibile. La cultura è la vera risposta a questo stato di cose. La…
Signori, questo non è un post come gli altri. E' infatti molto più semplice e lapidario, ma - attenzione - non per questo meno rilevante per il nostro itinerario nel Cortile. Scrive Ignazio di Loyola nel XVI secolo. Ripeto, nel XVI secolo: "Essere più disposti a salvare l'affermazione del prossimo che a condannarla"   Bene. Questa dichiarazione scriviamocela bene nella mente. Fissiamola, scalpellandola nelle nostre teste bache. Poi diffondiamola presso chi non la conosce o anche presso chi la conosce (ripeterla non gli/le farà certo male). Chi ha facebook la pubblichi, di grazia, sulla sua bacheca. Io l'ho appena fatto, e ci ho aggiunto anche una bella musica ispiratrice, riflessiva e motivante.
La musica, infatti, è forse il luogo privilegiato del Cortile dei Gentili. E giusto a questo proposito, preannuncio un futuro post su Jimi Hendrix (che non è certo poco, dirìa). Vittorio V. Alberti  
Vi propongo un interessante pezzo che Elena Buia Rutt mi ha inviato per il blog. Io interpreto questo contributo in questo modo: tendere a superare gli storici steccati tra credenti in Dio e non credenti in Dio, e riunirsi per pensare insieme al bene comune, pur nel mantenimento delle differenze e soprattutto della dialettica (la dialettica che garantisce sempre il pluralismo). Invito a leggere e commentare, grazie. Vittorio V. Alberti COSA FARE CON DUE PENNY? AUTORITA’, LIBERTA’ E RESPONSABILITA’  IN MARY POPPINS di Elena Buia Rutt per il blog Nuovo Umanesimo del Cortile dei Gentili Nel film capolavoro Mary Poppins (1964), George Banks, integerrimo funzionario di banca di Londra, decide finalmente di dedicare una giornata ai suoi due figli, Jane e Michael. Li porta con sé in banca, affinché aprano un conto con soli due penny di partenza. Ma i due bambini, durante il tragitto, iniziano ad opporre resistenza al progetto del padre, poiché incontrano sulla scalinata della chiesa di Saint Paul una vecchia mendicante che vende, proprio per due penny, cibo per piccioni. Inizia così un conflitto tra libertà differenti, un conflitto specchio di due opposte visioni della vita. Da un lato il padre che rappresenta un’esistenza inebriata e…
Questa mattina leggevo un rapporto delle Nazioni Unite dove si dice che nel mondo 870 milioni di persone soffrono la fame. Così, colto da un sussulto di angoscia e rabbia, ho pensato a noi, alla nostra situazione nazionale, al mondo produttivo, all’etica pubblica e a  tutta una serie di questioni personali e sociali. Poi, aprendo la mail mi è apparsa ancora la plastica immagine che circola da giorni in rete (e sulla bocca di tanti) con le manifestazioni giovanili in Spagna, Grecia, Francia nello stesso momento in cui da noi ci si mette in fila per ottenere quella sorta di gabbietta contemporanea che risponde al nome di I-phone 5. Infine ho pensato che domani, 11 ottobre, sarà celebrato il 50° anniversario di apertura dei lavori del Concilio Vaticano II. Così mi sono chiesto: di fronte a una contingenza a tutti i livelli come quella attuale (per livelli intendo, a crescendo: persona e sua interiorità, rapporti tra persone, società, società e Stato, Stato con Stato) segnata dalla difficile e spesso vilipesa relazione tra libertà, dignità, educazione e giustizia, perché noi dai 18 ai 40 anni non ci aggreghiamo? Perché non avanziamo? Perché, poi, in questa Italia da basso impero, il giovane nello spazio…
«Remota itaque iustitia quid sunt regna nisi magna latrocinia?», scrisse Sant'Agostino nel De Civitate Dei:un'espressione molto forte, seria e vigorosa ripresa peraltro da Benedetto XVI nella Deus Caritas est. I fatti di questi giorni scoperchiano una verminaia, l'ennesima purtroppo, che attanaglia l'Italia del tempo della crisi economica e finanziaria con branche di ferro. Mentre tante persone lavorano onestamente, soffrono in silenzio, subiscono angherie e soprusi ignobili, chi dovrebbe rappresentare le migliori virtù del popolo affonda nel pantano e nella ripugnante e spudorata impudenza di comportamenti lesivi della libertà di tutti. Il dialogo che qui, con il Cortile, intendiamo realizzare non è la semplice e comoda espressione di disquisizioni salottiere, ma una condotta anche politica di rigenerazione della dignità dell'etica pubblica. La questione centrale è offrire modelli di comportamento. La nostra società appare orfana di maestri. A pagare il prezzo più amaro sono i giovani di questa Italia che, con orribile indifferenza, li ha eliminati dal proprio divenire. Vittorio V. Alberti
Il Cardinale Carlo Maria Martini è stato il mio principale riferimento riguardo alla possibilità di rendere coerenti con il Magistero le mie ricerche di Filosofia politica e la mia personale condotta all'interno della Chiesa cattolica. Egli è stato il più fulgido interprete, da pastore, da vescovo, da studioso, del Vangelo della Carità: l'attenzione a ogni persona umana per il solo fatto che è umana. La sua figura, anche solo per questo, dal mio modesto punto di vista testimonia nel modo più alto l'eredità del Concilio Vaticano II, secondo una sostanziale inclinazione di amore per la Chiesa - e nella Chiesa - e per il mondo, dunque un'istanza ecclesiastica non clericale. Credo che il Cortile dei Gentili sia l'erede naturale della sua Cattedra dei non credenti, tanto più perchè in ciascuno di noi convive ogni giorno un credente e un non credente, ed è questa la lezione più alta sul senso della ricerca che informa di sè il cristianesimo: ricerca senza la quale non è possibile tratteggiare il percorso di un nuovo umanesimo. Mi auguro che la stessa serietà, lo stesso rigore, la stessa franchezza e grandezza con la quale questi uomini si propongono al dialogo vero, anche oggi con il Cortile, sia assunta anche dai loro interlocutori…

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